ROMA- Nelle 'acque embrionali' naviga 'Magellano' con un obiettivo preciso: far attraccare i prolungamenti dei nascenti motoneuroni ai muscoli 'in erba' che serviranno ai movimenti del futuro bebé. Resa nota sulla rivista Neuron, è la scoperta di scienziati del Salk Institute for Biological Studies in California: Magellano è una proteina al timone dei motoneuroni nascenti e dà la rotta ai prolungamenti dei neuroni (assoni) affinché 'atterrino' su suolo giusto, i muscoli.

Se Magellano va in avaria, come visto in embrioni di topo, allora i motoneuroni non riescono più a contattare i muscoli e a conquistare il controllo dei movimenti.

 

Tecnicamente chiamata 'Phr1', la proteina poi battezzata Magellano dal team diretto da Samuel Pfaff, proprio in onore dell'importante 'viaggio' che la molecola dirige durante lo sviluppo embrionale, è importante perché potrebbe suggerire vie di cura contro malattie neurodegenerative a carico dei motoneuroni come il morbo di Lou Gehrig.

Il processo di crescita dei prolungamenti del neurone è fondamentale sia nel corso dello sviluppo dell'embrione quando i neuroni del midollo spinale si collegano ai muscoli che dovranno comandare, sia durante tutta la vita perché i collegamenti neurali creati dagli assoni permettono la comunicazione tra cellule nervose.

 

Un ruolo fondamentale gioca dunque la proteina Magellano e gli esperti hanno analizzato oltre mezzo milione di mutazioni in embrioni di topo prima di definirne il compito. Quando Magellano non funziona, gli assoni in crescita 'perdono la bussola' e non arrivano più a destinazione, annodandosi, ripiegandosi e rigirandosi su se stessi. Ciò impedirà ai motoneuroni di assolvere al loro compito. E nel cervello potrebbe avvenire qualcosa di simile, dato che Magellano è stato rintracciato anche nei neuroni cerebrali.

La scoperta di Magellano, concludono i ricercatori, è dunque importante e potrebbe avere un ruolo guida nello studio di molti difetti di sviluppo del sistema nervoso.