Il sogno di qualsiasi amante del jogging e della maratona, incrementare all’infinito la
propria resistenza, potrebbe essere meno irrealizzabile di quanto si pensi. E senza ricorrere al doping. Tutto per merito di un
esperimento di ingegneria genetica condotto da alcuni
scienziati dell'Harvard Medical
School di Boston, negli Usa.
Lo studio.
Come si legge sulla rivista “Cell Metabolism”, gli esperti
americani sono infatti riusciti a scoprire il “muscolo
della resistenza” e trasformare dei topolini in “fondisti”, arricchendo il loro
tessuto muscolare di una fibra finora poco conosciuta e misteriosa. Una scoperta che potrebbe aiutare a migliorare le capacità sportive
o evitare
la perdita di tono muscolare nei malati di sclerosi laterale amiotrofica.
I muscoli umani sono composti da quattro diversi tipi di fibra muscolare, di cui due a
contrazione lenta e una a contrazione veloce, adatte rispettivamente per la
resistenza e lo sprint veloce. Poco si sa sul quarto tipo di fibra, diffusa in
tutti i muscoli. Ogni fibra consente al fisico di svolgere attività diverse.
Quelle a contrazione lenta ad esempio, i tipi I e IIA, si trovano insieme ai
mitocondri e servono per fare esercizi continui e di resistenza, con l'uso di
molto ossigeno. Il tipo IIB invece, presente nel quadricipite, è a contrazione
veloce, opera senza ossigeno, ed è utilizzato per attività che richiedono
potenza. Le fibre IIX si trovano un po’ a metà: sono ricche di mitocondri, ma
si contraggono anche velocemente. La loro funzione, però, non è ancora ben
chiara.
L'esperimento.
Gli scienziati di Boston hanno
convertito quasi tutte le fibre muscolari delle cavie nel tipo IIX, con
risultati sorprendenti. Gli animali, infatti, sono stati in grado di correre
per un tempo più lungo del 25% rispetto al solito, prima di essere
esausti. Gli scienziati hanno visto che accendendo un gene, il Pgc-1alfa, era
possibile trasformare i muscoli composti dalle varie fibre in muscoli composti principalmente da fibre a contrazione
lenta. Successivamente si sono serviti della
ingegneria genetica per attivare un gene fratello, il Pgc-beta,
nei muscoli dei topi. In questo modo i loro muscoli, che contenevano circa un
15-20% di fibra IIX, ne avevano quasi il 100%.
Secondo la ricerca, dunque, questo tipo
di fibre ha un ruolo ben più importante di quanto pensato finora nelle capacità
e abilità degli sportivi. È possibile infatti che gli
atleti siano naturalmente dotati di una quantità maggiore di queste fibre
rispetto alle altre persone, o che l'allenamento intensivo ne stimoli la
produzione.
Redazione Staibene.it – gennaio 2007