Ricercatori di tutto il
mondo presentano le loro scoperte alla conferenza
internazione sulla SLA.
Sessione del 30 Novembre
di Margaret Wahl
Il 17° Simposio internazionale su SLA/MND (sclerosi laterale amiotrofica/malattia del motoneurone)
si è tenuto a Yokohama, Giappone, dal 30 Novembre al 2 Dicembre 2006.
Sharon Hesterlee, Vice
Presidente dell’ MDA
(Associazione per la distrofia muscolare) - Ricerca traslazionale,
e Valerie Cwik, Vice
Presidente dell’ MDA - Ricerca, così come Annie Kennedy, Direttore della divisione SLA dell’ MDA, hanno partecipato
al meeting, durante il quale diversi ricercatori finanziati dall’ MDA hanno
presentato i risultati delle loro ricerche.
Geni e SLA
Alcune presentazioni si sono occupate del ruolo di
alcuni geni che possono causare o contribuire allo sviluppo della SLA.
I ricercatori dell’istituto di ricerca di genomica traslazionale (TGen)
di Phoenix, Arizzona, hanno annunciato i risultati
dell’analisi di tutti i geni di 1200 pazienti con SLA e 2000 soggetti sani.
Ci si aspetta che questo grande progetto,
supportato con un finanziamento di $652.000 dall’ MDA Augie’s
Quest, uno speciale programma di ricerca per
I ricercatori hanno identificato significative
differenze tra pazienti con SLA e soggetti sani in geni coinvolti nel processo
con cui le cellule nervose contattano le
cellule muscolari (vedi “Analisi dell’ intero menoma umano”, 30 Novembre), un
processo che fino a questo momento non ha ricevuto molta attenzione come
elemento importante per
Ricercatori giapponesi della Nagoya
University Graduate School of Medicine hanno
identificato significative differenze di espressione
genica tra 14 soggetti con SLA e 13 soggetti sani.
Questo tipo di studio, chiamato “expression
array”, non prende in considerazione cambiamenti
nella struttura genica (mutazioni) ma, piuttosto, l’attivazione, o
l’espressione genica, associate ad una particolare condizione.
Hanno trovato una diminuzione dell’attività del 3% dei geni esaminati, tra cui geni associati con il trasporto
di materiali all’interno della cellula, con la lettura delle informazioni
genetiche e con la formazione delle molecole presenti sulla superficie
cellulare.
Hanno trovato un aumento dell’attività dell’1%
dei geni esaminati, tra cui geni coinvolti nella morte cellulare e geni per
alcuni fattori neurotrofici.
Un gruppo statunitense, sostenuto da finanziamenti dell’MDA assegnati a Martina Wideau-Pazos
all’Università della California-Irvine, ha
identificato un pattern di
espressione genica che è probabilmente associato con la neurodegenerazione,
in generale.
I ricercatori hanno analizzato tessuti provenienti da due tipi di
topi, uno con una forma genetica di SLA e uno con un’altra forma di neurodegenerazione.
Un gruppo danese ha descritto la sua analisi condotta su 19
pazienti con SLA e 19 soggetti sani, che ha
evidenziato differenze nell’espressione di 74 geni.
Alcuni di questi geni sono coinvolti nel processo di lettura
dell’informazione genetica, nel trasporto cellulare e nell’attivazione delle
proteine.
Ricercatori del Regno Unito hanno esaminato topi con una forma
genetica di SLA a vari tempi della malattia. Hanno trovato una precoce risposta
adattativa nelle cellule di topi affetti da SLA
seguita, successivamente, da morte cellulare.
SLA ‘Hot Spots’.
Un gruppo dell’Università della California-San
Diego ha riportato che la prevalenza di SLA sull’isola di Guam nell’oceano
Pacifico (circa
I ricercatori dicono che dal 1960 l’ambiente e lo stile di vita
sull’isola di Guam si sono “occidentalizzati” e questo
può aver influito sulla diminuzione della SLA.
I ricercatori propongono un interazione
tra fattori alimentari (ingestione dei semi della cicadea
(la cicadea è una pianta che contiene tossine neurotossiche), sia direttamente sia mangiando i
pipistrelli che si nutrono di essi) e geni probabilmente alla base della forma
di SLA dell’isola di Guam.
I ricercatori dell’Università “Mie” in Giappone affermano che una alta incidenza della SLA è ancora presente della
penisola di Kii di quella regione e credono che in
questa incidenza sia coinvolta una predisposizione genetica.
Forme diverse di SLA.
Ricercatori del Portogallo e del Regno Unito hanno studiato 17
pazienti in cui la malattia si è manifestata inizialmente a livello di un
singolo arto.
Hanno trovato che in quelli in cui la
debolezza è iniziata nella parte prossimale dell’ arto (quella più vicina al
tronco) la malattia non è progredita nei 3-8 anni in cui essi sono stati
studiati.
Invece quelli in cui la malattia è iniziata con debolezza nella
parte distale dell’arto erano a rischio di progressione della
malattia in altre regioni.
Un gruppo polacco che ha studiato 288 pazienti con la forma
sporadica di SLA ha trovato che una progressione più
lenta della media è associata con sintomi iniziali a livello solo delle braccia
o solo delle gambe.
Biologia cellulare.
Capire la biologia della SLA è cruciale se devono essere
sviluppate terapie efficaci.
Ricercatori statunitensi e tedeschi hanno riportato dati sul loro promettente
studio di un composto chiamato SS-
Il composto entra nei mitocondri, il centro dove viene prodotta l’energia della cellula.
Il gruppo, che comprende i ricercatori M. Flint Beal e Giovanni Manfredi, entrambi finanziati dall’ MDA, al Weill Medical College della Cornell
University di New York, ha trovato che topi trattati con SS-
Un gruppo dell’ Istituto di Neuroscienze
di Tokio ha riportato come le cellule della microglia, un tipo di cellule del
sistema nervoso, possono essere sia dannose che utili nella SLA. Le cellule
della microglia possono partecipare alla risposta infiammatoria, che è dannosa,
ma possono anche avere un ruolo nella protezione delle cellule nervose.
I ricercatori hanno scoperto che queste cellule devono prima
migrare nei siti di lesione dove possono secernere fattori protettivi.
Impatto della
sopravvivenza.
I pazienti con SLA vivono più a lungo rispetto al passato,
soprattutto grazie ad invenzioni come la ventilazione assistita e il supporto
nutrizionale.
Diversi gruppi hanno parlato delle implicazioni di una
sopravvivenza più lunga per i pazienti e le loro famiglie.
Ricercatori della Niigata University in
Giappone hanno studiato 102 persone con
La sopravvivenza media tra i pazienti che utilizzavano il
ventilatore è stata di 4.5 anni mentre quella dei pazienti
che non lo hanno utilizzato è stata di 2 anni.
Soltanto una persona ha sviluppato disfunzioni cognitive (demenza),
ma in forma moderata. Questa persona ha utilizzato la ventilazione assistita
per 9.5 anni.
I ricercatori hanno concluso che le funzioni
cognitive della maggior parte dei pazienti ventilati non vengono alterate per
lunghi periodi e che i pazienti sono in grado di cambiare idea a proposito
della ventilazione dopo che hanno iniziato ad utilizzarla.
Ricercatori del Tokyo Metropolitan
Neurologic Hospital hanno studiato 100 pazienti con
SLA tracheostomizzati e hanno concluso che dovrebbe
prevalere una nuova visione della SLA.
Piuttosto che misurare la durata della malattia dall’esordio fino
alla crisi respiratoria, essa dovrebbe essere misurata dall’esordio fino al
coinvolgimento di tutte le funzioni motorie. Hanno affermato che provvedere a mezzi di comunicazione per i pazienti in fase
avanzata dovrebbe essere di primaria importanza.
I pazienti dovrebbero essere forniti di attrezzature
per comunicare quando sono necessarie ma dovrebbero essere anche incoraggiati
ad esaminare le decisioni da prendere nell’ambito del circolo medico-paziente-famiglia.
Attualmente il paziente è meno coinvolto nel
prendere le decisioni in Giappone che in Occidente.
Cambiamenti cognitivi e
comportamentali.
E’ ben noto che alcune persone con SLA manifestano cambiamenti nel
modo di pensare e nel comportamento che possono essere
dovuti alla loro situazione, alle loro funzioni cerebrali o entrambe le cose.
Ricercatori di Cambridge, Regno Unito, hanno studiato 15 persone
con SLA e demenza (severa disfunzione cognitiva) e hanno trovato
che il pattern di cambiamenti comportamentali e cognitivi in questa condizione è
diverso da quello osservato nella demenza non associata a SLA. Hanno trovato che la demenza associata alla SLA è caratterizzata
da frequenti ossessioni e allucinazioni e una danneggiata elaborazione del
linguaggio, e dicono che dovrebbe essere considerate una entità separate.
Un gruppo degli Stati Uniti ha presentato la sua scoperta che il
30% delle persone con demenza frontetemporale
presenta anche alcuni problemi motori.
Ricercatori del “Forbes Norris MDA/ALS Center” al California Pacific
Medical Center di San Francisco hanno valutato le
capacità cognitive di 47 persone con SLA e hanno trovato che queste erano
danneggiate in 23 pazienti mentre erano normali in 24 pazienti. Cambiamenti
comportamentali sono stati riscontrati nel 56% dei soggetti con ridotta
capacità cognitiva e il problema più frequente è risultato essere l’apatia.
In generale, comunque, hanno osservato
maggiori cambiamenti comportamentali nei soggetti con deficit cognitivo
rispetto a quelli senza deficit.
Supporto per coloro che si
occupano dei malati.
Ricercatori dal Regno Unito, dalla Danimarca e dall’Australia
hanno parlato delle loro ricerche sulle persone che assistono i malati di SLA.
Un gruppo dell’università di Birmingham, Inghilterra, ha parlato
delle sue scoperte sulle persone che assistono soggetti con demenza e ha
suggerito che molte delle osservazioni fatte potrebbero essere applicate anche
a coloro che prestano assistenza a persone con altre
patologie devastanti, come
I ricercatori hanno individuati 5 fattori
che possono essere causa di stress per le persone che si occupano dei malati:
1) qualità della relazione che esisteva prima della malattia tra il
malato e chi lo assiste;
2) effetti diretti sulla persona che si occupa del malato, come le
interruzioni del sonno e il sollevamento di pesi;
3) competizione per il tempo a disposizione della persona che
assiste, dal lavoro o dalla crescita dei bambini;
4) tensione psicologica, come l’impatto sull’autostima della
persona che assiste il malato; 5) rete di supporto sociale.
Hanno trovato che interventi utili dovrebbero
essere indirizzati in maniera mirata sial al
malato che alle persone che si occupano di lui.
Ricercatori dell’Università di
Hanno trovato l’esistenza di un trend verso l’aumento del senso di
perdita all’aumentare del tempo che essi spendevano prendendosi
cura del malato.
I principali determinati di questa sensazione erano il non
mantenersi in contatto con i parenti, la difficoltà nelle relazioni con gli
amici e le difficoltà finanziarie.
14 persone che si prendono cura di malati
si sono offerte volontariamente di essere intervistate.
I risultati di queste interviste correlano con quanto emerso dal
questionario e hanno fornito ulteriori indicazioni.
Gli intervistati hanno detto di essere andati incontro ad una
perdita di relazioni attraverso cambiamenti funzionali, ridefinizione
dei ruoli tra i membri della famiglia e tra gli amici, angoscia con le
incertezze che circondano la progressione della malattia e il bisogno percepito
di tenere per se stessi i propri sentimenti.
I ricercatori suggeriscono che aiutare queste persone a trovare un
confidente con cui poter condividere i propri sentimenti liberamente e fornire
connessioni con altre persone che si occupano di soggetti malati potrebbe
aiutare.
Ricercatori dell’Università di Oxford in Inghilterra
hanno riportato che non tutti coloro che assistono i malati sono a proprio agio
nel chiedere aiuto.
Questi ricercatori suggeriscono che professionisti offrano supporto emotivo e consigli pratici.
Ricercatori danesi hanno descritto la loro norma di invitare da
I partecipanti hanno affermato che partecipare al corso con le
loro famiglie e incontrare altre famiglie nella stessa
situazione è stato utile.