L’ipotesi che alcune forme di malattie degenerative, in particolare malattia di Parkinson (PD) e Sclerosi Laterale amiotrofica (SLA) possono avere un'origine infettiva non è nuova e si basa su osservazione sporadiche ed aneddotiche.

Forse il caso riguardo al quale si è più congetturato è quello che riguarda l’attore canadese Michael J. Fox che della malattia di Parkinson è divenuto alfiere e finanziatore di ricerche. Quando nel 1998 rivelò di essere affetto da tale patologia l’anamnesi metteva in evidenza come altre tre persone che avevano lavorato assieme con lui circa venti anni prima ugualmente erano poi state diagnosticate per una forma giovanile di Parkinson.

 

L’ipotesi fu che un agente, che poi aveva avuto un’incubazione variabile per i quattro soggetti tra i 7 ed i 13 anni, attraverso l’impianto di areazione avesse contagiato i quattro conducendo ad una progressiva morte dei neuroni dopaminergici (Science 2002 vol 296p.452) .

Si parlo allora di ipotesi virale, ma questa non è stata scientificamente provata.

Il caso di MKJ FOX di “patologia di gruppo” non è il solo, così come, sempre sulla stessa linea, altri clinici hanno osservato miglioramenti più o meno stabili, con diverse terapie antibiotiche sia di forme giovanili di Parkinson che di forme di Demenza, sempre ad origine degenerativa e precoce.

Di recente a Firenze un gruppo di clinici ha pubblicato un’ipotesi infettivologica, per la sclerosi laterale amiotrofica SLA (Stipa et al. 2006), una malattia degenerativa particolarmente popolare in Italia perché; sebbene intitolata ad un noto giocatore di baseball come “morbo di Gehrig” ha condotto ad esito molti famosi giocatori di calcio.

L’ipotesi scaturisce da una diretta e personale esperienza ambulatoriale, oltre che una attenta analisi dei dati presenti nella letteratura.

Sebbene la SLA venga considerata una malattia rara, non è altrettanto raro il riscontro di pazienti che raccontano aneddoticamente che l’esordio dei primi disturbi motori ha un definito rapporto temporale con un preciso precedente: in una paziente l’atrofia linguale che inizia in seguito alla puntura di un’ape sulla lingua, un agricoltore che ha iniziato a vedere le proprie mani atrofizzarsi in seguito ai morsi dei conigli che allevava, un turista che, durante una passeggiata, è inciampato ferendosi ad un ginocchio, cadendo su di uno scolo fognario. Un giovane calciatore dilettante che si è ammalato in seguito ad una frattura di una gamba durante una partita a pallone, un giovane carabiniere che ha iniziato ad accusare i primi sintomi in seguito ad una febbre importante seguita ad un’estrazione dentaria. Tutti questi aneddoti, tutti questi pazienti, hanno in comune un lasso di tempo di poco più di un mese tra l’evento ricordato e l’esordio dei primi sintomi, hanno in comune anche la negatività per l’infezione da Borrellia Burgdorferi e per tutti gli altri esami che, di routine, eseguiamo a Careggi (Firenze) sui pazienti SLA.

Sebbene numerose siano state le ipotesi avanzate sui più improbabili agenti infettivi dalla borrellia ai micoplasmi, dall’HIV all’HTLV-1, analizzando l’andamento epidemiologico della SLA non è davvero azzardato provare a considerarla una malattia su base infettiva.

 

Se possono essere considerati come semplice fatalità i casi si SLA verificatisi tra coniugi e quelli presentatisi in corso di gravidanza, questi assumono un significato infettivologico quando affiancati ai casi di SLA verificatisi in pz con AIDS e che, per di più, vedono guarire una SLA dai quali sintomi difficilmente si torna indietro, in seguito alla somministrazione della terapia antiretrovirale diretta contro l’HIV.

La recente e sbalorditiva evidenza epidemiologica di una maggior frequenza di casi SLA nei calciatori italiani, in assenza di un analogo aumento di casi nei ciclisti italiani i quali assumono le medesime sostanze dopanti, si affianca alla lunga serie di casi aneddotici di SLA presentatisi oltre oceano nel baseball e nel football americano. Questi sportivi hanno in comune con i calciatori italiani la pratica di uno sport che si svolge su campi in terra e/o in erba.

Come non affiancare questo dato epidemiologico con un altro da sempre riportato in letteratura, che afferma una maggior frequenza di malattia in ambienti rurali rispetto a quelli urbani? È stato infatti dimostrato chiaramente come non sia tanto la residenza rurale ad aumentare il rischio, quanto il lavoro agricolo attivamente praticato. Seguendo questo percorso logico questo i ricercatori ritengono che acquisti valore anche l’evidenza in letteratura di una SLA ben documentata nei cavalli.

Se diversi studi epidemiologici hanno fallito nell’attribuire un maggior rischio nella eccessiva attività fisica o nel traumatismo in senso lato, mai nessuno studio epidemiologico ha mai preso in considerazione una casistica (eccettuata quella dei calciatori) che comprenda persone che sono esposte ad un trauma, in cui concorra però anche una soluzione di continuo dei tessuti, in una persona dedita contemporanemante ad una estenuante attività fisica. I calciatori, gli agricoltori e anche i cavalli sono soggetti esposti a traumi e ferite mentre svolgono una vigorosa attività fisica. Se una soluzione di continuo può fungere da porta di entrata per un qualche microrganismo l’attività fisica può favorirne la diffusione per i seguenti motivi:

 

1. è basso il potenziale ossidoriduttivo nei tessuti metabolicamente iperattivi.

2. In seguito ad attività fisica diminuiscono le difese immunitarie.

3. L’attività fisica favorisce la diffusione di eventuali agenti infettivi. Infatti in un’altra grave malattia neuromuscolare che prende il nome di poliomielite, gli arti dei pazienti maggiormente interessati erano quelli maggiormente sottoposti ad attività fisica nel periodo dell’infezione.

 

Nel caso dei calciatori, degli agricoltori, dei cavalli, all’attività fisica vigorosa, unitamente alle eventuali e possibili ferite, si aggiunge un altro fattore che accomuna queste categorie così eterogenee: il terreno, che potrebbe essere il serbatoio di un agente infettivo, agente causale della Sclerosi Laterale Amiotrofica.

In base a questa ipotesi e in osservanza al criterio della “best clinical practice” presso l’istituto di Neuroscienze di Firenze si attuano protocolli terapeutici con specifiche terapie antibiotiche per pazienti con SLA . Ci sono già alcuni reports aneddotici a sostegno di un effetto quantomeno di rallentamento della progressione di questa terribile malattia, ma questa più ampia osservazione, potrà fornire maggiori elementi di prova.

 

Stipa G, Taiuti R, de Scisciolo G, Arnetoli G, Tredici MR, Biondi N, Barsanti L, Lolli F: “Sporadic amyotrophic lateral sclerosis as an infectious disease: a possible role of cyanobacteria?” Med Hypotheses. 2006;67(6):1363-71.

* l'autore è docente di Psichiatria all'Università di Firenze, direttore dell’Istituto di Neuroscienze di Firenze, e visiting associate professor alla Mount Sinai Hospital School of Medicine di New York