Qui nemmeno...
"Quanto il medico
comunica al paziente direttamente o indirettamente, in modo Verbale o non
verbale, sviluppa un notevole influsso su di lui: puo'
motivarlo, sostenerlo, mobilitarne e persino potenziarne le risorse fisiche e
mentali, o, al contrario, puo' indebolirne e
frustrarne gli sforzi e, in questo modo, ridurre la stessa efficacia dei
trattamenti praticati". Poffarre, nemmeno qui...
"Cio'
a cui si deve mirare e' una vera alleanza terapeutica col paziente, facendo
leva su quella specifica razionalita' clinica che consente al medico di scorgere le modalita' di comunicazione piu'
adeguate al singolo paziente". "Bisogna guardare con sospetto
qualsiasi tentativo di intromissione dall'esterno nel
delicato rapporto medico-paziente". "La responsabilita'
professionale del medico deve portarlo a proporre un trattamento che miri al
vero bene del paziente, nella consapevolezza che la sua specifica competenza lo
mette in grado in genere di valutare la situazione meglio che non il paziente
stesso". "Acquista rilevanza primaria la relazione di mutua fiducia
che si instaura tra medico e paziente". E qui nemmeno.
Allora, o mi drogo io, o
si droga il titolista... Ma
dov'é che Benedetto XVI arroga alla Chiesa l'ultima parola in merito alla sorte
del paziente? Volendo essere pignoli, in quel "Bisogna guardare con
sospetto qualsiasi tentativo di intromissione
dall'esterno nel delicato rapporto medico-paziente", potremmo metterci
anche
Ecco, a me sembra che su
questo Papa si faccia un po' il tiro al bersaglio a prescindere, commentando
quello che si crede possa dire e non quello che
effettivamente dice. In questo caso, l'invito a non lasciare il paziente
completamente solo nella sua decisione é un passo verso la libertà del
paziente: fatto salvo che l'ultima decisione spetta comunque
a colui che ne affronterà le conseguenze, ovvero al paziente, questa decisione
potrà essere pienamente consapevole, ragionata, vissuta solo quando il medico
avrà posto dinanzi a lui tutte le possibilità di scelta. Per fare un esempio
cretino, un malato terminale a cui non è stata data
alcuna speranza sceglierà la sospensione delle cure, ma se il medico lo
informasse che esiste una minima possibilità in una cura sperimentale che però
ne ammazza 99 su 100, state tranquilli che il malato sceglierà la cura. Il
problema è porre tutti i malati sullo stesso piano delle opportunità e delle
possibilità: perché con l'aggravamento della malattia viene
negato ai malati in fase più avanzata l'accesso a protocolli sperimentali che
potrebbero rappresentare almeno una speranza di farcela? Perché in certe
Regioni gli ausili informatici per forte disabilità vengono distribuiti ed altrove i fondi restano misteriosamente
congelati? Perché per passare da una sperimentazione
sui topi ad una sull'uomo devono passare anni di lentezze burocratiche
insostenibili? Sono queste le domande che non trovano ancora una risposta
soddisfacente: perché esistono malati di serie A e malati
di serie B, C, interregionale e dilettanti?
Un'ultima considerazione.
Leggo la frase di Francesca Crippa Floriani: "e' vero che secondo il
messaggio cristiano la sofferenza e' insita nel percorso di crescita
interiore". O Francesca Crippa, ma riprenditi! Dove
sta scritta 'sta cagata? La sofferenza secondo il messaggio cristiano é un male
che Cristo ti insegna ad affrontare, non certo a
ricercare per un percorso di crescita interiore, in cui non é affatto insita. C'é chi crede che Gesù fosse un asceta atto
a flagellarsi in continuazione e che non vedeva l'ora di morire. Ma io,
se leggo il Vangelo, trovo un ragazzo della mia età, di circa trent'anni, che ama la vita. Gli
piace mangiare, gli piace bere vino (e per questo gli dicono che é un mangione
e un beone), é capace di incazzarsi ma anche di
piangere, e quando la disperazione gli si fa insopportabile, sul Monte degli
Ulivi, non sta lì a bearsene per completare il suo "percorso di crescita interiore", ma prega il Padre che "allontani da
lui questo calice", che il Padre se la porti via. Eppure
quello stesso ragazzo così vitale ed esuberante, quando viene il momento di
fare sul serio, si carica la sua croce sulle spalle e se la porta fino al Golgota, perché quello é l'unico modo per salvare
l'umanità. Ma non é contento quando lo flagellano, quando lo sputazzano, quando lo inchiodano alla croce e quando
incrocia lo sguardo di sua Madre che lo vede umiliato e morente. Non é
contento affatto. A dargli forza, la certezza della Resurrezione e della Vita
eterna che verrà donata all'uomo, non certo il dolore.
Scusa il pistolotto. Un
abbraccio forte!
Adriano aka Thunder