L’editoriale.
Peg:
piccolo tubicino direttamente collegato allo stomaco che permette al malato di
sla di nutrirsi.
Sapori perduti.
Addio lasagne al forno, addio!
Le
lasagne al forno sono l’ultimo pasto prima di effettuare l’impianto della Peg…un
impianto che avrebbe per sempre modificato il mio modo di mangiare e il modo di
relazionarmi con il cibo.
Del
resto, nel mio modo di mangiare, già da qualche tempo, non c’era più nulla di
normale:
a
causa dell’indebolimento dei muscoli del collo, alzare la testa era diventata
una bella faticaccia e solo piegandolo verso sinistra riuscivo poi a portarlo
in una posizione, per 1 o 2 secondi, quasi dritta.
Ed
è in questo lasso di tempo che mia madre doveva, una volta che la bocca era
aperta, imboccarmi.
Alla
fine di ogni pasto le energie perse erano più di quelle ‘guadagnate’ mangiando:
continuavo a dimagrire!
La
peg è stata la logica conseguenza per risolvere una situazione che di giorno in
giorno si faceva sempre più drammatica: ero disidratato e avevo perso circa
Probabilmente
la peg mi ha salvato la vita e quello che un tempo vedevo come un limite è
diventata una straordinaria opportunità.
Addio crepes ripiene di formaggio,
addio penne all’arrabbiata, addio spaghetti aglio olio e peperoncino, addio!
In
relazione al cibo mi sento come i primi ominidi che popolarono il pianeta
Terra, dove ‘mangiare’ era un’azione fine a se stessa e priva di qualsiasi
funzione sociale.
Per
me, un pasto è solo un pasto e tra l’altro, nemmeno bello da vedere visto che
mangio cibo frullato oppure latte ipercalorico.
Che
sapore ha una bistecca ai ferri? E un bel piatto di gnocchetti alla crema di
scampi?
Sapori
dimenticati!
Addio pizza margherita, addio
hamburger, addio patatine fritte…
Sapete,
spesso, durante la notte mi capita di sognare una tavola imbandita con tanti
pezzi differenti di pizza e se i sogni sono a volte l’espressione dei nostri
più reconditi desideri, non è difficile capire qual è la prima cosa che mangerò
quando sarò guarito…
Mangerò
pizza, poi hamburger e patatine fritte…
Forse in nessun’altra creazione letteraria è stato
profuso più talento nella descrizione di un ricordo. Nel brano che segue tratto
dall’opera di Marcel Proust Alla ricerca
del tempo perduto, l’autore racconta come il sapore di un dolcetto, una
piccola “maddalena” inzuppata nel tè sia riuscito a risvegliare nella sua
memoria ricordi nitidissimi carichi di piacevoli sensazioni di un passato
perfettamente presente:
“……E, appena ebbi riconosciuto il sapore del
pezzetto di “maddalena” inzuppato nel tiglio che mi dava la zia (pur ignorando
sempre e dovendo rimandare a molto più tardi la scoperta della ragione per cui
questo ricordo mi rendesse così felice), subito la vecchia casa grigia sulla
strada, nella quale era la sua stanza, si adattò come uno scenario di teatro al
piccolo padiglione sul giardino, dietro di essa, costruito per i miei genitori
(il lato tronco che solo avevo riveduto fin allora); e con la casa la città, la
piazza dove mi mandavano prima di colazione, le vie dove andavo in escursione
dalla mattina alla sera e con tutti i tempi, le passeggiate che si facevano se
il tempo era bello. E come in quel gioco in cui i Giapponesi si divertono a
immergere in una scodella di porcellana piena d’acqua dei pezzetti di carta fin
allora indistinti, che, appena immersi, si distendono, prendono contorno, si
colorano, si differenziano, diventano fiori, case, figure umane consistenti e
riconoscibili, così ora tutti i fiori del nostro giardino e quelli del parco di
Swann, e le ninfee della Vivonne e la buona gente del villaggio e le loro
casette e la chiesa e tutta
Ecco,
a me accade la stessa cosa ma non con il senso del gusto ma con quello
dell’olfatto.
Gli
odori di cucinato che provengono dalla cucina, stimolano la salivazione ed
ancor di più i miei ricordi.
Certo,
essi sono meno reconditi e meno inconsci del racconto di Proust ma sempre di
ricordi si tratta…ricordi legati ai miei amici e alle tante cene organizzate
insieme!
Addio salcicce alla brace, addio alici
alla marinara, addio spaghetti alle vongole…
Addio?
Spero
che sia solo un arrivederci.
Accadde un
anno fa…
Luca
Pulino
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