Ordine dei Medici: l'ultima parola
spetta ai pazienti. Il Papa: no, spetta alla Chiesa.
Al medico resta il diritto a rifiutarsi di avallarne le scelte, scegliendo di
rinunciare "per scienza o coscienza", ma il paziente, magari cambiando
medico, deve vedere rispettata la sua volonta'
di proseguire o interrompere le terapie. Il presidente della federazione degli
Ordini dei Medici (Fnomceo) Amedeo Bianco,
interpellato dall'Agi, torna sul dibattito sul fine
vita e il testamento biologico, dopo il discorso di oggi di Papa Benedetto XVI
che ha invitato a non escludere mai il medico a favore di un presunto diritto
all'autodeterminazione del paziente. Un principio che
impronta anche la proposta di legge della maggioranza sul testamento biologico,
in discussione nelle commissioni parlamentari alla Sanita'.
Secondo Bianco "il mio diritto e dovere di medico e' informare
correttamente il paziente, offrirgli sempre una proposta terapeutica insieme
alla mia superiore competenza tecnico-scientifica, ma poi devo anche ascoltare
il malato, le sue esigenze, il suo dolore, le sue aspettative.
Nel caso che in questo rapporto, che deve essere armonico e rispettoso
dell'autonomia di entrambi, si crei un conflitto insanabile, ho il diritto
all'obiezione in scienza o coscienza, se cioe' non
sono d'accordo sul piano tecnico o su quello etico con le decisioni del
paziente". Tuttavia, sottolinea il presidente
degli Ordini dei Medici, "non posso imporre al paziente una terapia. Semmai esco dalla relazione. Non ha senso imporre un
percorso terapeutico se il paziente si rifiuta: tra l'altro questo e' gia' ben chiaro nel nostro codice deontologico". E se
il malato non e' in grado di esprimere la propria volonta',
come nel caso di Eluana Englaro, "e' utile illuminare queste solitudini,
quella del paziente e quella del medico chiamato a decidere, con un
orientamento che il paziente ha espresso in modo chiaro e manifesto. Questo non
diminuisce il senso di questa alleanza terapeutica, ma
puo' dare indicazioni in piu'".
Il riferimento e' al testamento biologico: anche in questo caso, ribadisce Bianco, vale la liberta'
di scelta del medico ma anche e soprattutto del paziente: "La volonta' del malato, il suo dolore e le sue decisioni,
anche se prese prima dell'accidente che lo ha messo in condizioni di incomunicabilita', devono essere rispettate. E' molto
discutibile che io medico possa operare al di fuori o
addirittura contro la volonta' manifesta del mio
paziente".
"L'insistenza con cui oggi si pone in risalto l'autonomia
individuale del paziente deve essere orientata a promuovere un approccio al
malato che giustamente lo consideri non antagonista, ma
collaboratore attivo e responsabile del trattamento terapeutico". Lo
afferma Benedetto XVI in un discorso rivolto al Congresso Nazionale
della Societa' Italiana di Chirurgia nel quale ribadisce la tradizionale posizione cattolica contraria
all'abbandono terapeutico e che non considera l'autodetreminazione
come un valore assoluto. "E' innegabile - spiega il Pontefice - che si
debba rispettare l'autodeterminazione del paziente", ma
questo deve essere perseguito, scandisce, "senza dimenticare pero' che l'esaltazione individualistica dell'autonomia
finisce per portare ad una lettura non realistica, e certamente impoverita,
della realta' umana". "Quanto il medico
comunica al paziente direttamente o indirettamente, in modo Verbale o non
verbale, sviluppa un notevole influsso su di lui: puo'
motivarlo, sostenerlo, mobilitarne e persino potenziarne le risorse fisiche e
mentali, o, al contrario, puo' indebolirne e
frustrarne gli sforzi e, in questo modo, ridurre la stessa efficacia dei
trattamenti praticati". Ma in tutti questi casi "cio'
a cui si deve mirare e' una vera alleanza terapeutica col paziente, facendo
leva su quella specifica razionalita' clinica che consente al medico di scorgere le modalita' di comunicazione piu'
adeguate al singolo paziente. E dunque, mentre "bisogna guardare con
sospetto qualsiasi tentativo di intromissione
dall'esterno nel delicato rapporto medico-paziente", occorre anche
ricordare che "la responsabilita' professionale
del medico deve portarlo a proporre un trattamento che miri al vero bene del
paziente, nella consapevolezza che la sua specifica competenza lo mette in
grado in genere di valutare la situazione meglio che non il paziente
stesso". In questa prospettiva, per Ratzinger
"acquista rilevanza primaria la relazione di mutua fiducia che si instaura tra medico e paziente".
"Ancora una volta il Papa con le sue parole illumina il lavoro di laici e
di cattolici impegnati in politica. Sarebbe opportuno, ogni volta che ci
troviamo a parlare della vita umana toccata dalla malattia, tenere conto del
suo messaggio". Cosi' Maurizio Lupi,
vicepresidente Pdl della Camera dei deputati.
"Non possiamo risolvere tutto - afferma - ricorrendo a soluzioni
semplicistiche che evitano di affrontare i veri problemi. Il malato e i suoi
familiari devono essere accompagnati anche quando la scienza e la medicina
evidenziano i loro limiti. Mi auguro -conclude - che
in Parlamento, nel momento in cui si affronteranno questi delicati temi,
prevalga il valore irrinunciabile di ogni vita umana a cui il Pontefice oggi ci
richiama".
"L'idea che il rapporto personale e fiduciario tra medico e paziente debba
essere salvaguardato da intromissioni esterne, come ha sostenuto Benedetto XVI,
risponde a un principio di civile buon senso". È
quanto dichiara Benedetto Della Vedova, deputato Pdl
e presidente dei Riformatori liberali. "Ma rispetto ai problemi del fine vita - prosegue -, la prima intromissione da
evitare e' quella del legislatore, quando pretendesse di stabilire quali siano
gli atti medici che i pazienti hanno il diritto di accettare e rifiutare e
quali invece lo Stato possa loro imporre in forza di una legge che proibisca al
medico (a qualunque medico) di rispettare la volonta'
del malato. Il rischio totalitario - spiega Della Vedova - non risiede, come si
continua impropriamente a ripetere, in una legislazione che riconosca
una piena liberta' terapeutica (che e' ampiamente consolidata
nei principi dell'ordinamento giuridico e nel codice
di deontologia medica), ma nell'illusione - conclude l'esponente del Pdl - che lo Stato sia il depositario dei 'veri' valori
morali e che i medici e i pazienti siano tenuti a obbedire alla verita' morale stabilita' dallo
Stato".
Le parole del Papa sulla necessita' di non
abbandonare i malati inguaribili sono accolte con gioia dagli esperti che da
anni si occupano di cure palliative, e che vedono nel messaggio del Pontefice
una 'mano che rafforza la nostra lotta'. 'Mi conforta che il Papa sia vicino al messaggio che
portiamo avanti da oltre trent'anni - spiega Francesca
Crippa Floriani,
presidente della Federazione cure palliative - e' vero che secondo il messaggio
cristiano la sofferenza e' insita nel percorso di crescita interiore, ma esiste
un dolore fisico inutile e superfluo, come quello cronico legato ai tumori, che
e' necessario alleviare, anche secondo la deontologia medica. E molti cristiani
lo sanno, visto che nel mondo delle cure palliative ci sono molte persone di estrazione cattolica'.
Alleviare le sofferenze dei malati inguaribili, aggiunge, 'e'
ancora l'unica risposta 'buona' che possiamo dare a chi richiede l'eutanasia'.
E' dello stesso parere anche Furio Zucco, gia' presidente
e ora consigliere della Societa' italiana cure
palliative(Sicp). Secondo Zucco,
per combattere efficacemente 'l'eutanasia, l'abbandono terapeutico e psico-relazionale-affettivo dei pazienti e'
necessario potenziare le cure palliative, sviluppando la rete degli hospice e gli interventi domiciliari 24 ore su 24'. In
questo senso le parole del Papa 'ci rafforzano - conclude
- e ci danno una mano nella lotta che portiamo avanti da anni'
a favore dei 250.000 malati che hanno bisogno di cure palliative in Italia.
'Da medico dico che Benedetto XVI e' incoerente': ad
affermarlo e' Silvio Viale, medico radicale, dirigente dell'Associazione
Luca Concioni e di Exit-Italia, che replica alle
affermazioni che Benedetto XVI ha indirizzato ai chirurghi ricevuti in Vaticano.
'E' ingannevole affermare che 'occorre guardare con
sospetto ogni tentativo di intromissione tra medico e paziente'
e poi negare al medico la possibilita' di assecondare
il paziente nei suoi desideri di fine vita. Se Benedetto XVI crede nel rapporto
medico paziente - ha detto Viale - deve accettare
l'autonomia sia del medico che del paziente. Un testamento biologico
condizionato, non e' un testamento biologico. Una cosa
e' dire che il paziente deve essere completamente informato, che le
informazioni sulle possibilita' di cura e
sull'evoluzione del suo stato non devono essere esagerate o minimizzate, altra
cosa e' negare alla persona di potere decidere su se stessa insieme al medico. Non si puo' giocare alternativamente
sull'autonomia del medico o del paziente per negare ogni autonomia ai malati.
Soprattutto noi siamo contro l'abbandono dei malati, ma se
"Ancora una volta il Papa richiama ogni persona di buona volonta' al rispetto assoluto della dignita'
della vita umana, dal concepimento fino alla morte
naturale. Il suo appello a favore della famiglia, affinche'
non vada estromessa nelle decisioni relative ai propri
congiunti, ma anzi aiutata, ribadisce la necessita'
di evitare la solitudine del malato e ogni sorta di malintesa
autodeterminazione". Cosi' Luisa Capitanio Santolini,
responsabile per
E' stato soprattutto un messaggio di speranza per i malati e per le loro
famiglie, il discorso denso di argomenti e significati
pronunciato questa mattina da Benedetto XVI, secondo il medico torinese Ferdinando
Cancelli, esperto di cure palliative ed editorialista dell'Osservatore
romano. 'Quello del Papa - ha spiegato Cancelli - e'
un invito a puntare in modo netto sull'alleanza terapeutica tra medico e
paziente, che non escluda ma responsabilizzi le famiglie, per alleviare
l'esistenza dei malati che non possono guarire ma che tuttavia hanno coscienza
della propria situazione, e che rappresentano la stragrande maggioranza del
totale, forse piu' del 90 per cento'.
Malati oncologici e neurologici, soprattutto, la cui parabola discendente
avviene in piena consapevolezza, almeno per un lungo tratto, e che grazie alle
cure palliative e al conforto dei familiari e del loro 'contesto
esistenziale', possono mantenere la propria dignita' di persone e dare un senso alla vita. Un'alleanza
che 'esclude il dominio dell'autonomia cieca del malato e dell'autonomia cieca
del medico', e che - garantisce chi lavora sul campo
- 'si risolve quasi sempre in un incontro'.
'Credo che quando il Papa parla di intromissioni
'sospette' dall'esterno nell'alleanza terapeutica - secondo Cancelli - si
riferisca soprattutto ad appesantimenti giuridici, pressioni sociali o aspetti
mediatici che finiscono per condizionare le scelte'.
Come quella di Pier Giorgio Welby - ricorda l'esperto
- 'esposto sempre come un uomo solo con i suoi
tormenti, anche se certamente non era cosi''.(
Nutrizione e idratazione artificiali sono una forma di trattamento terapeutico
o atti fondamentali in difesa della vita stessa del paziente? E' il nodo ancora
da sciogliere sul dibattito sul disegno di legge sul testamento biologico
ribadito oggi nella tavola rotonda tra l'onorevole Paola Binetti
e il Senatore Ignazio Marino nel corso del 110/imo congresso della Societa' Italiana di Chirurgia che si svolge a Roma. 'Nono possiamo dimenticare che nutrirsi e idratarsi sono gli
atti che contraddistinguono la vita - ha osservato
In base a queste considerazioni il sottosegretario al Welfare ricorda per il Governo punti fermi per la
definizione di una legge sulla fine vita sono 3. "Innanzitutto che non sia
una norma sul diritto a morire ma sulla liberta' di
cura, nel rispetto dell'articolo 32 della Costituzione e in antitesi alle
interpretazioni arbitrariamente estensive come le ultime della Corte di
cassazione".
Il riferimento e' alle decisioni di piazza Cavour sul
caso di Eluana Englaro.
"Il secondo punto fondamentale - riprende Roccella
- e' che la legge serva a garantire l'alleanza terapeutica e il rapporto tra
medico e paziente, concedendo al primo la sensibilita',
in scienza e coscienza, di decidere pur rispettando la volonta'
del malato in maniera autonoma. Infine il terzo punto riguarda il controverso
nodo dell'idratazione e dell'alimentazione artificiale che per me - conclude - non sono terapie ma sostegno vitale".
'Se quello e' il suo pensiero, e' rispettabilissimo'.
E' quel che si e' limitato a dire, a proposito delle parole pronunciate oggi
dal Papa sul rapporto tra medico e paziente, Beppino Englaro,
il padre di Eluana, la donna
in stato vegetativo permanente da quasi 17 anni. Il pontefice questa mattina,
ricevendo in udienza i partecipanti al 110/o congresso della Societa' Italiana di Chirurgia ha affermato che ogni
tentativo di intromissione tra medico e paziente va
guardato con 'sospetto', promuovendo 'il senso di responsabilita'
dei familiari nei confronti del loro congiunto'. Englaro lo scorso luglio ha ottenuto dai giudici di Milano
l'autorizzazione a interrompere l'alimentazione e
l'idratazione artificiali che tengono in vita la figlia. Autorizzazione che e'
stata impugnata in cassazione: l'udienza e' stata fissata per il prossimo 11 novembre.