Secondo una ricerca pubblicata oggi online sulla rivista “The Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS)” un particolare tipo di leucociti, importanti per il sistema immunitario, potrebbe rappresentare una speranza per lo sviluppo di nuove terapie per la sclerosi laterale amiotrofica (SLA) e altri disordini neurodegenerativi. Ricercatori del The Methodist Hospital di Houston hanno dimostrato che ripristinare cellule T funzionali, un tipo di globuli bianchi, in topi modello per la SLA rallenta la progressione della malattia.  

 

Le cellule T esercitano un ruolo chiave nella protezione delle cellule cerebrali in quanto aumentano le funzioni protettive delle cellule della glia, le cellule di supporto del cervello e del midollo spinale. Circa il 10% dei casi di SLA causata da fattori genetici è caratterizzato da mutazioni della proteina superossidodismutasi (SOD1), che rimuove i radicali liberi che possono danneggiare le funzioni cellulari. “In topi modello per la malattia noi e altri gruppi abbiamo dimostrato che la riduzione della forma mutata della proteina SOD1 nelle cellule della glia rallenta la progressione della malattia”, ha affermato il Dott. Stanley H. Appel, ultimo autore e presidente di Neurologia al Methodist.

 

"Nel lavoro attuale, invece, dimostriamo che anche il ripristino di particolari cellule del sistema immunitario, chiamate cellule T CD4+, è in grado di rallentare la progressione della malattia e aumentare la sopravvivenza. 

Il Dott. David R. Beers e la Dott.ssa Jenny S. Henkel, coautori del lavoro, guidano il gruppo di ricercatori che lavorano con il Dott. Appel al Methodist.

Il Dott. Appel è anche responsabile del Methodist's MDA/ALS Clinic and Research Center. Le loro ricerche hanno dimostrato che in topi modello per la SLA la malattia poteva essere rallentata se gli animali ricevevano un trapianto di midollo osseo ed erano perciò in grado di produrre di nuovo cellule T.

“E’ noto da diverso tempo che cellule T sono presenti nei siti di lesione dei motoneuroni, sia nei pazienti con SLA che negli animali modello per la malattia, ma la loro funzione era sconosciuta. Questo studio dimostra che le cellule T, probabilmente del tipo CD4+, attraverso le loro interazione con la microglia e l’astroglia, proteggono le cellule del midollo spinale che causano i movimenti. 

 

E’ ora importante stabilire come le cellule T forniscano questo tipo di protezione”.

Attualmente stiamo cercando di identificare quale sottopopolazione di cellule T CD4+ sia responsabile di questa protezione.

Queste cellule infatti potrebbero rappresentare un nuovo target terapeutico non solo per la SLA ma anche per altri disordini neurodegenerativi, come il morbo di Alzheimer e il morbo di Parkinson”, ha dichiarato la Dott.ssa Henkel.

La SLA è una malattia neurodegenerativa causata dalla perdita dei motoneuroni che controllano tutti i movimenti volontari.

Questa ricerca è stata finanziata dal National Institutes of Health e dalla Muscular Dystrophy Association. Sarà pubblicata sul numero cartaceo di PNAS il prossimo 7 Ottobre.