L’editoriale.
Lettera
da un'amica.
di Sara Cavallo (famigliare con mamma malata di sla).
Caro Luka,
ho riflettuto molto su cosa scrivere e devo dirti la verità, per quanto mi
piaccia scrivere ed esprimere le mie emozioni, ho trovato enorme difficoltà nel
decidermi. E' stato un po’ come col forum: sono stata per un po’ ad osservare,
a leggere, ad ascoltare, ma poi il mio cuore, incredulo, è esploso. E vuole
esplodere anche adesso che finalmente ho deciso di parlarti a cuore aperto
della mia nuova vita insieme a questo nuovo e inaspettato ospite che è la sla.
Ti parlo della mia esperienza, di come sta cambiando la mia vita dopo la
diagnosi di sla a mia madre. So che la sla ha sconvolto la vita di tutta la mia
famiglia, ma soprattutto quella di mamma, perciò fa' come se ti sussurrassi
queste parole che ora ti scrivo, per rispetto a chi veramente soffre, tanto più
di me, nel corpo e nella mente.
Per uno strano destino della sorte questa diagnosi è avvenuta il giorno del mio
compleanno, dopo tanto peregrinare. Mi sono chiesta se dovesse avere un
significato questo, ma non so ancora darmi una risposta.
La sla è arrivata come un fulmine, non ci ha dato neppure il tempo di
riflettere su cosa fosse che già iniziava a farci capire di che pasta era
fatta.
Ricordo il viaggio a Milano, con tanta speranza... la speranza di non sentire
più quella sigla, che qualche medico aveva già sussurrato.
Eppure lì al Besta la sentimmo ancora, il dottore non aveva tanti dubbi, ma
occorreva un ricovero per confermare l'ipotesi. Il sangue mi si raggelò, ti
giuro, e mi uscirono le lacrime, soprattutto nel guardare il volto di mia
madre, indifeso ed impaurito.
Tornammo con la morte nel cuore, ma io nel profondo di me stessa pensavo che
non poteva essere quello, era una cosa troppo sconvolgente!
Dopo il ricovero, che confermò la diagnosi, io ancora non capivo a cosa saremmo
andati incontro; sapevo che era come una condanna a morte e tutte quelle parole
sulla ricerca mi sembravano come la favoletta che si racconta ai bambini per
non farli piangere.
In un anno dalla diagnosi abbiamo ingoiato tante pillole amare. La prima è
stata la progressiva perdita di voce di mamma. Ora non sento più la sua voce e
mi sembra impossibile, assurdo. Se mi soffermo a pensarla non la ricordo più ed
è terribile. E' come lasciare che la malattia prenda il sopravvento.
Un'altra pillola amara è stata la peg. All'improvviso mamma non poteva più
bere, mangiare, e io non volevo accettarlo. Mi scontrai con il medico e dissi
che mai e poi mai mamma avrebbe dovuto mangiare attaccata ad un tubicino Eppure
così è stato, ma è stata un'ancora di salvezza.
Ed ora la situazione è stabile, tutto sommato buona, ma ormai
Invevitabilmente mi afferrano tanti pensieri negativi e tanta tristezza, di
fronte ad un nemico così insormontabile. Eppure sto imparando a capirlo, ad
ascoltarlo.
Anche la mia vita è cambiata. Ora ci sono altre priorità, c'è la voglia ancora
più forte di stare insieme e di lottare. Noi non ci arrendiamo!
Dalla Sla sono uscite anche tante cose positive.
La vita di mamma, della mia famiglia, si è trasformata ed ha assunto un
significato ancora più profondo. Non che prima non lo avesse, ma ora me ne
rendo ancora più conto.
E' banale dire che le cose assumono più valore, ma è così. Un sorriso ha un
sapore diverso; è lo specchio di una tenerezza e di una forza interiori che mi
spiazzano e mi riempiono di una grande gioia. E' come assaporare veramente la
felicità, perchè è incontrarsi senza tanti veli, a tu per tu; sorridersi è come
guadarsi dentro l'anima.
Giorni fa siamo andate a passeggiare in riva al mare e benchè i passi di mamma
dopo un pò stessero diventando incerti, mi sentivo felice di essere lì con lei
e avrei voluto che il tempo si fermasse per gustare ancora di più quella
sensazione.
Le giornate che scorrono sono a volte lunghe e difficili, con tante cose da
sbrigare e tanti pensieri che si scorgono negli occhi e nel volto di mamma, ma
che spesso non riesco ad afferrare. Prima ci guardavamo meno negli occhi, non ci
soffermavamo su queste cose; le ore passavano ed ognuna aveva le sue cose da
fare e anche se lei, da mamma, mi osservava sempre con amore, io non coglievo
il suo sguardo come lo percepisco ora.
Ora il suo sguardo è dolce come quello di un
bambino, ma anche tenero come quello di una mamma che vorrebbe sempre
proteggermi e tenermi con sè. I ruoli non si sono invertiti. E' sempre lei la
mamma, la guida, la persona in cui mi voglio rifugiare per trovare calore,
gioia e conforto. Ed ora è ancora più bello quest'incontro di cuori che si
svolge nel silenzio degli sguardi e con una forza ancora più incontenibile.
Tante volte mi chiedo cosa sia la speranza. E alcuni giorni non trovo risposta.
Altri giorni la leggo negli occhi di mamma e nel suo sorriso: è la forza e la
gioia di andare avanti; di emozionarsi di fronte alle piccole cose, per esempio
di fronte ad un fiore o ad un uccello che viene a beccare sul balcone; è la
voglia di vedermi felice; è quel suono che le esce roco dalla gola, che,
sebbene non significhi niente, io capisco che sia il mio nome.
La speranza è anche coltivare un sogno: che tra pochi anni tanti ammalati
potranno continuare a camminare e a respirare autonomamente!
Sono fiduciosa e spero tanto che questa di oggi sarà solo una parentesi che ci
ha fatto immergere nella profondità di noi stessi ed uscire fortificati e
nuovi!
Si, perchè la sla mi sta insegnando tanto. E' come un maestro cattivo che mi
sgrida e mi dice cosa è quello che conta veramente nella vita. Mi fa leggere
ogni giorno dentro di me e mi fa tirar fuori la parte migliore, perchè mi
sprona a lottare e a combattere. Non voglio dire che le sono amica, ma non la
odio. Sto cercando di accettarla, anche se è uno scontro continuo non solo con
lei, ma soprattutto con me stessa. Però in questo scontro, molte volte riesco a
"ritrovarmi” e questo mi ripaga di tanta sofferenza.
La sofferenza è una costante della vita, che ognuno di noi, in un modo o in un
altro, deve vivere. Io credo nel profondo di me stessa che la sofferenza ci
rende migliori perchè ci fa assaporare appieno ciò che siamo. E chi la vive
nella speranza e nella comunione, non sentendosi mai solo, può trarne tanta
gioia, una gioia diversa, piena, vera!
Un abbraccio forte, caro Luca e a riscriverci presto.
Con affetto,
Sara
Il mio commento:
Cara Sara
non so che dire. La tua
testimonianza mi ha veramente colpito, entusiasmato e comosso.
Fin dai tuoi primi post
ho capito che eri UNA PERSONA SPECIALE e non mi sbagliavo.
Hai la capacità di
sviscerare gli argomenti come pochi possono fare ed hai la capacità di essere
profonda e semplice nello stesso tempo, quella capacità che fa sì che le parole
entrino con facilità, come la lama di un coltello nel burro, nel cuore delle
persone che ti leggono o che ti ascoltano!
La tua testimonianza è
stupenda, che racconta una dura realtà da accettare ma dal quale si percepisce
la voglia di lottare, di sperare e di ESSERCI! GRAZIE SARA!
Accadde un
anno fa…
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