Scoperto
un meccanismo che regola la contrazione muscolare
Gli scienziati dell’University's Institute
of Medical Sciences (IMS)
dell’Università di Aberdeen (Scozia) in collaborazione
con l’Università di Otago in Nuova Zelanda hanno
scoperto il meccanismo indotto da una proteina legata alla facoltà di contrarre
i muscoli a partire da un impulso nervoso.
Questo fattore potrebbe essere d’aiuto nella cura delle malattie incurabili
legate ai motoneuroni e altre patologie neuro e
muscolo-degenerative come, per esempio,
I risultati di questo studio sono stati pubblicati sulla
rivista “Proceedings” della National
Academy of Sciences e
mostrano come una proteina prodotta dal muscolo e denominata TGFb2 aiuti i
nervi motori che ordinano al muscolo di lavorare a produrre uno stimolo
sufficiente a innescare la contrazione muscolare
altrimenti compromessa o limitata.
Al pari di un amplificatore di segnale Tv in grado di migliorare la ricezione,
questa proteina amplifica il segnale che i nervi utilizzano per attivare
l’azione muscolare, anche quella più apparentemente banale come il camminare o
stare in piedi.
«Abbiamo scoperto che la proteina amplifica i segnali elettrici nei muscoli,
rendendo la comunicazione nervosa muscolare sicura e potente abbastanza per
permettere ai muscoli di contrarsi. Inoltre rende la
segnalazione più efficiente; quindi i nervi in grado di produrre i potenti
segnali più a lungo, durante attività a lungo termine», ha spiegato il dottor Guy Bewick che ha coordinato lo
studio.
«Sapevamo che questa proteina si trovava nelle cellule
muscolari vicino alle terminazioni nervose motorie. Essa svolge un ruolo chiave
in altre parti del corpo, compreso il cervello, che controlla lo sviluppo o i
danni e la risposta alle infezioni, ma non abbiamo
capito cosa succede in condizioni normali con muscoli sani negli adulti», ha
aggiunto Bewick.
In seguito a questa scoperta - sottolineano i ricercatori – si potrebbe pensare
a nuovi modi di trattare la ridotta segnalazione dei nervi ai muscoli che si
manifesta in genere con sintomi quali debolezza e stanchezza nelle prime fasi
della malattia neuromotoria. Una
situazione tipica di quando le terminazioni nervose non possono essere
potenziate a sufficienza per poter lavorare più a lungo.
Lo studio, in fase iniziale, è stato condotto su modello
animale e mostra come i topi affetti da malattia neuromotoria in fase iniziale a cui è stata data la
proteina hanno migliorato le loro prestazioni muscolari consentendogli di
correre più a lungo rispetto a quelli a cui non è stata data la proteina.
Questo tipo di patologie intacca l’aspettativa di vita
e gli scienziati ritengono che il ruolo di questa proteina nello sviluppo neuronale potrebbe rallentare o prevenire la morte dei
neuroni motori e prolungare la vita dei topi, anche se ulteriori studi saranno
necessari per comprenderne a fondo il meccanismo. Il prossimo passo sarà
proprio questo.