Un
trucco per sconfiggere l'atrofia muscolare spinale
Una nuova ricerca spera di riuscire a contrastarla rendendo stabile e attivando
un "gene supplente" che potrebbe fare le veci di quello difettoso
Combattere l'atrofia muscolare spinale (SMA) con uno
stratagemma molecolare: è quanto si propone uno uno studio condotto grazie a un finanziamento di Telethon, da ricercatori dell'Università "Tor Vergata" di Roma e dell' IRCCS Fondazione Santa
Lucia, i cui primi risultati sono pubblicati sulla rivista EMBO Journal.
L'atrofia muscolare spinale (SMA) è una malattia degenerativa dei muscoli di
origine genetica: con un'incidenza di 1 su 6.000-10.000 nati, rappresenta la
prima causa genetica di morte nei bambini. È dovuta a
un difetto nel gene SMN1, che determina l'assenza di una proteina fondamentale
per la sopravvivenza dei motoneuroni, le cellule
nervose che impartiscono ai muscoli il comando di movimento.
Si tratta di una proteina così importante che nel corso dell'evoluzione
l'organismo umano si è dotato di altre copie di questo
gene: nel nostro genoma ne esiste infatti un altro
quasi identico, ribattezzato SMN2. A differenziarlo da SMN1 è, principalmente,
un'unica lettera del suo codice genetico: questa minima variazione, però, fa sì
che la proteina prodotta a partire da quel gene sia altamente
instabile e non riesca a fare completamente le veci di quella mancante. Di
conseguenza, con il passare del tempo i motoneuroni dei pazienti affetti da SMA muoiono
progressivamente.
La gravità e la velocità con cui la malattia progredisce
dipendono dal numero di geni SMN2 presenti nel patrimonio genetico del
paziente: nella forma più grave, quella di tipo 1, esiste un'unica copia di
"gene supplente", mentre nelle forme di tipo 2 e 3 ce ne sono di più.
Il gruppo di ricerca diretto da Claudio Sette sta ora
provando a capire se si può curare
Studiando i dettagli molecolari dello splicing del
gene SMN2, i ricercatori hanno individuato una nuova proteina coinvolta in
questo complesso fenomeno cellulare, chiamata Sam68. Successivamente,
a cellule di pazienti affetti da SMA hanno fornito, tramite un vettore virale,
una proteina antagonista di Sam68, in grado di sequestrarla e di impedirle di
avviare lo splicing.
Così trasformate, le cellule hanno prodotto quantità sufficienti di proteina
SMN2 in versione completa e stabile. Forti di questi risultati ottenuti sulle
cellule dei pazienti, i ricercatori proveranno a verificare l'efficacia di
questa strategia nel modello animale della malattia, e a renderla adatta a un'applicazione sull'uomo. (gg)