Se una
persona riservata come me decide di rendere pubblica
un po’ della sua vita è per due motivi:
per
una bella notizia oppure (da quando mi è sta diagnosticata la SLA) comunicare agli
altri quella che considera una delle più brutte esperienze della sua vita.
Mi
chiamo Luca e sono nato il 27 gennaio del 1971 a Capranica
(Vt) dove vivo tuttora.
Fino a qualche tempo fa conducevo una vita normale:
la mia famiglia, le serate con gli amici, i viaggi, il lavoro.
Sono
estremamente aperto e gioviale con gli amici, più
serio e riservato in tutti gli ambienti che conosco poco dato che non sempre
riesco a sentirmi immediatamente a mio agio.
Sognavo
di fare l’archeologo o il biologo ed invece sono finito a lavorare in banca, un
lavoro completamente diverso dai miei sogni ma che comunque
nel mio piccolo mi ha dato diverse soddisfazioni.
Non
ho mai sognato di diventare un calciatore professionista ma il calcio è sempre
stata la mia più grande passione.
Quante
partite ho giocato… solamente per il gusto di
divertirmi.
Ho
sempre giocato a livello dilettantistico con la squadra del mio paese
(campionati di I^ categoria) e quando potevo organizzavo
partite di calcetto con i miei amici.
In generale mi piace tutto ciò che è movimento.
Ad
esempio non avrei mai potuto giocare a golf: uno sport impegnativo ma poco
movimentato.
Avrei
potuto invece fare il ballerino, e il ballo è infatti
la mia seconda passione.
Credo
molto al valore dell’amicizia, mi piace ascoltare e confrontarmi con gli altri,
raramente mi si vedrà piangere mentre, anche nelle giornate più tristi, non mi
manca mai la forza di regalare un sorriso.
Amo
stare in compagnia ma anche la solitudine quando voglio rilassarmi ed avere la
giusta tranquillità.
Questo
breve racconto è per dare un’idea generale del mio profilo psicologico e di
quello che era il mio mondo e di come, a causa della malattia, esso è
profondamente cambiato.

La
SLA ha completamente cambiato la mia vita.
Dal
giorno della diagnosi sono riuscito per un anno a continuare a vivere da solo e
sono ritornato a casa dei miei genitori solo quando oramai ogni singola azione
era diventata uno sforzo troppo grande da sopportare.
Anche
se nemmeno nei miei peggiori incubi
avrei mai immaginato di dover combattere contro un nemico così
terribile, non ho mai smesso di credere
che un giorno sarei guarito.
Vorrei
addormentarmi e svegliarmi proprio il giorno in cui fosse trovata una soluzione
contro la SLA.
In
certi giorni mi sembra quasi che quello che mi sta succedendo non sia vero e
che da un momento all’altro tutto finisca come se fosse un brutto sogno, ma so
che non è così.
Ci
sono due modi per affrontare una situazione così drammatica: lasciarsi andare o
combattere.
Io
ho scelto fin dall’inizio di combattere!
Mi
chiedo spesso di quanta forza avrò bisogno per superare questo
ostacolo e mi rispondo che qualunque sia la forza necessaria io riuscirò
a trovarla.
Ho
visto pian piano restringersi i miei spazi di azione,
ho visto pian piano ridursi le mie capacità motorie, e solo io so quanto ho
lottato per rimanere autosufficiente.
Oggi
posso dire di essere stato sfortunato (almeno per ora) anche se nella sfortuna
mi sento un privilegiato: vado ancora al lavoro, faccio fisioterapia
tutti i giorni, gli amici non mi mancano ed ho una famiglia sempre
presente… cose su cui non tutti i malati di SLA possono contare.
Il
soggiorno della casa dei miei genitori è diventato il mio quartier
generale:
sono
diventato bravissimo nel dare gli ordini.
Non
amo piangermi addosso, a cosa servirebbe? Non voglio lasciare nulla d’intentato
ed un atteggiamento mentale positivo può fare la
differenza.
Cerco
di aiutarmi il più possibile e soprattutto di mettere gli altri in condizione
di darmi una mano.
Mi
capitano dei giorni dove vorrei mollare ogni forma di resistenza e in quei
momenti mi basta guardare negli occhi i miei familiari per ricominciare a
lottare.
Neanche
per i miei familiari è facile vivere questa situazione perché siamo tutti
consapevoli di cosa potrebbe significare avere la SLA.
Nemmeno
per i miei amici è facile ma per fortuna si sono calati perfettamente nella mia
situazione.
Mi
mancano le serate passate insieme a loro perché oggi
nonostante i miei sforzi non è più la stessa cosa.
Mi
manca tutto!
Mi manca
quella quotidianità che quando si sta bene non si apprezza.
Mi manca tutto… ma un giorno giuro mi
riprenderò completamente la mia vita.
A
dir la verità non ho la minima idea di quali possano
essere le cause per cui mi sono ammalato.
Non
ho mai avuto problemi di salute: una sola malattia infantile, mai un’influenza,
mai un mal di testa e quindi ho fatto uso di medicinali raramente.
Giocavo
a calcio ma non ho fatto mai uso di sostanze dopanti (non volevo nemmeno
specificarlo ma visto che si associa la SLA al doping mi sembra doveroso
farlo).
Giocando
a calcio ho subito molti traumi ma anche per questi difficilmente utilizzavo pomate o antidolorifici perché al mio fisico era
sufficiente rimanere a riposo un paio di giorni per ritornare in forma.
Non
ho avuto traumi psicologici anche se la mia vita è stata spesso scandita da
ritmi frenetici.
Oggi
con il senno di poi posso dire forse di aver abusato di “movimento” e che
forse, insieme ai traumi di gioco, ad un periodo di forte stress emotivo e ad
una predisposizione genetica, questo possa essere l’elemento scatenante della malattia… Forse…
Visto
che ad essere colpite sono le cellule del sistema nervoso che si chiamano motoneuroni, non mi stupisce che tante persone colpite
svolgessero un’intensa attività sportiva...almeno per i casi ad esordio
giovanile… Forse…