Ricercatori della Johns Hopkins University hanno dimostrato che il trapianto di cellule staminali umane nel midollo spinale di topi appartenenti a un ceppo mutante che sviluppa l’analogo murino della sclerosi laterale amiotrofica (SLA) ha ritardato lo sviluppo dei danni tipici della malattia e condotto a un leggero prolungamento della vita degli esemplari così trattati.

 

Come riferiscono in un articolo sull’ultimo numero della rivista Transplantation, le cellule trapiantate si sono sviluppate in cellule nervose stabilendo sostanziali connessioni con i nervi esistenti e non sono degenerate.

“Siamo stati estremamente sorpresi dal fatto che le cellule staminali trapiantate non siano state influenzate negativamente dalla degenerazione che colpiva le cellule circostanti” ha dichiarato Vassilis Koliatsos, uno degli autori della ricerca.


Alla fine tutti i topi sono morti di sclerosi laterale amiotrofica, ma Koliatsos – sottolineando che la scoperta è ben lungi dall’avere prospettive di applicazione terapeutica a breve scadenza – ritiene che questi esperimenti abbiano fornito la dimostrazione “in linea di principio” della possibilità di un più vasto trapianto di cellule staminali che, interessando l’intera lunghezza del midollo spinale, possa condurre a un allungamento della speranza di vita.