E'
stato pubblicato sulla rivista scientifica Neuron
uno studio che apre la via allo sviluppo di terapie per le malattie
neurovegetative del sistema nervoso come il Parkinson,
la malattia di Huntington e la sclerosi laterale amiotrofica.
Terapie basate sulla manipolazione dei geni e delle molecole
dedicati al controllo dello sviluppo dei neuroni potrebbero permettere a quelli
danneggiati di sopravvivere e funzionare, o indurre le cellule staminali a
differenziarsi per sostituirli.
L'équipe della biologa italiana Paola Arlotta
e' riuscita ad isolare alcuni geni mai caratterizzati prima nel sistema nervoso
che, in futuro, potrebbero essere utili per istruire una cellula staminale affinche' diventi uno
specifico tipo di neurone, tra i numerosissimi che costituiscono il sistema
nervoso centrale.
A fianco di Paola Arlotta, hanno
lavorato Bradley Molyneaux
e Jeffrey Macklis,
del Center for nervous
system repair del Massachusetts general
hospital alla Harvard medical
school di Boston, negli Usa.
"In questo lavoro -precisa Arlotta
sentita da Il Sole24ore- abbiamo isolato tre categorie di neuroni in
diversi stadi di sviluppo e, una volta identificate le cellule, abbiamo
effettuato analisi con Dna microarray per scoprire
quali molecole controllano ciascuno dei tre tipi neuronali.
Questo tipo di approccio sperimentale ci ha permesso di isolare
molti geni, di cui alcuni mai caratterizzati prima nel sistema nervoso. Per
verificare di avere identificato geni che controllano funzioni critiche dei
neuroni corficospinali, abbiamo preso in esame topi
creati in laboratorio e privi di uno dei geni da noi isolati: in effetti,
abbiamo rilevato che in assenza di questo gene non si stabilivano corrette
connessioni tra corteccia cerebrale e spina dorsale".
"Data l'enorme complessita' di
cellule e connessioni che caratterizza il sistema nervoso umano per sviluppare
terapie sara' molto importante saper controllare la
formazione mirata dei soli neuroni persi o danneggiati in una specifica
malattia degenerativa.
Anche se questi studi sono ancora all'inizio, i dati da noi
pubblicati dovrebbero stimolare la scoperta di nuove terapie".