Morbo di Alzheimer,
morbo di Parkinson, malattia di Lou Gehrig – corea di Huntington.Queste
malattie neurodegenarative mostrano una perdita delle funzioni dei neuroni in
modi diversi, da sbalzi di memoria a movimenti muscolari incontrollati, ma ora
si pensa che queste malattie potrebbero condividere molti meccanismi molecolari
comuni.
Un gruppo di scienziati della Northwestern
University, guidato da Richard I. Morimoto, John Evans professore di biologia,
ha fatto una scoperta chiave verso la comprensione di uno di questi meccanismi.
Studiando le proteine tossiche ,coinvolte nella corea di Huntigton, hanno
scoperto che la proteina che causa la malattia interferisce in maniera severa
con il funzionamento del proteosoma, il macchinario cellulare responsabile dell’eliminazione
delle proteine danneggiate all’interno della cellula.
La scoperta, che potrebbe portare alla
comprensione di come prevenire le malattie neurodegenerative e allo sviluppo di
farmaci efficaci, sarà pubblicata il 27 Ottobre su The EMBO Journal, una pubblicazione dell’Organizzazione Europea di
Biologia Molecolare.
Il proteosoma è responsabile
dell’omeostasi cellulare. Nelle cellule sane le proteine svolgono la loro
funzione e poi, con l’aiuto del proteosoma, scompaiono. Se proteine vane (inattive)
e danneggiate rimangono, la loro presenza può interferire con il comportamento
cellulare.
Proteine danneggiate e non correttamente
ripiegate (proteine che non hanno “la forma” giusta) sono comuni in tutte le
malattie neurodegenerative. Si aggregano insieme a formare aggregati tossici
che distruggono le funzioni cellulari e causano la malattia. Il gruppo di
Morimoto è il primo a dimostrare in cellule umane in vivo e in tempo reale che
gli aggregati di proteine tossiche, in questo caso causati dall’huntingtina
mutata, legano il macchinario del proteosoma in maniera irreversibile e
prevengono la completa degradazione delle proteine. Questa evidenza potrebbe
spiegare la progressione della malattia.
“Noi crediamo che questo suggerisca il
perchè la corea di Huntington sia così distruttiva” ha detto Morimoto, “una
volta che sono legate, le proteine tossiche non rilasciano il proteosoma.
Questa interferenza con il normale ricambio delle proteine, ha un effetto
cumulativo e amplifica gli effetti negativi. Le proteine che sono normalmente
degradate aumentano.”
I dati dei ricercatori mostrano anche
che le proteine tossiche e il proteosoma sono legati in maniera stabile e
vicina, indicando che le proteine sono intrappolate all’interno del proteosoma.
Questo potrebbe spiegare le conseguenze negative sulla salute della cellula
nella quale la malattia si sviluppa decenni prima che i sintomi si manifestino.
Oltre a Morimoto, altri autori del
lavoro pubblicato su Embo sono Carina
I. Holmberg, post-doctoral fellow e primo nome del lavoro; Kwame N. Mensah,
studente; Andreas Matouschek, professore associato di biochimica, biologia
molecolare e cellulare alla Northwestern University; e Kristine E.
Staniszweski, una precedente studentessa della Northwestern.
La ricerca è stata finanziata dal National
Institutes of Health, dall’Huntington Disease Society of America Coalition for
the Cure e dalla Fondazione Daniel F. and Ada L. Rice.