Ricercatori canadesi hanno scoperto come la mutazione responsabile di una discreta percentuale di casi di sclerosi laterale amiotrofica si traduca nella neurodegenerazione progressiva tipica della malattia. La notizia, annunciata dalla rivista Nature Neuroscience, è frutto dei lavori diretti da Jean-Pierre Julien della Laval University, Montreal, in Canada.

La sclerosi laterale amiotrofica è una malattia, in alcuni casi ereditaria ma molto più spesso sporadica, caratterizzata da progressiva degenerazione del sistema nervoso, in particolare dei motoneuroni, cellule specializzate che controllano i movimenti muscolari. La graduale distruzione dei neuroni motori del cervello e del midollo spinale porta progressivamente alla paralisi e alla morte entro i cinque anni dallo sviluppo della malattia.

È solo dello scorso anno la notizia, apparsa sulla rivista Neuron, che nelle cellule di alcuni pazienti colpiti da sclerosi laterale amiotrofica (SLA) vi è una forma mutante di una proteina normalmente protettiva, l’enzima superossido dismutasi (SOD1), che però, quando difettosa, è causa della neurodegenerazione tipica della malattia.

La proteina difettosa uccide, invece di proteggerli, i neuroni provocando così la paralisi e la morte. L’enzima superossido dismutasi (SOD1) in condizioni normali protegge le cellule dalle dannose specie reattive dell’ossigeno, i radicali liberi. Finora però non era chiaro come la versione difettosa di SOD1 potesse portare alla morte dei motoneuroni e quindi essere alla base di una forma della malattia che dà conto di almeno il 10 per cento di tutti i pazienti.

I ricercatori canadesi sono venuti a capo del complesso meccanismo ed hanno scoperto che l’enzima SOD1 interagisce con una famiglia di proteine, le cromogranine, contenute in vescicole sia all'interno dei motoneuroni sia delle cellule nervose non neuronali che costituiscono la microglia. L’interazione tra SOD1 e cromogranine scatena il rilascio di molecole tossiche per i neuroni, come ossidi dell’azoto, innescando il processo di neurodegenerazione.

Queste informazioni, hanno concluso gli esperti, potrebbero permettere un passo avanti nella ricerca di bersagli terapeutici contro la malattia, almeno per quei casi in cui la sclerosi laterale dipenda dalla superossido dismutasi.

Fonte: Makoto Urushitani et al. Chromogranin-mediated secretion of mutant superoxide dismutase proteins linked to amyotrophic lateral sclerosis.

 Nature Neuroscience.doi:10.1038/nn1603.

paola mariano