Una nuova molecola per la terapia anti SLA
Può l’ imitatore di un neuroprotettore naturale agire negli esseri umani?
Ecco un rapporto.
Giusto alcuni mesi fa alcuni scienziati
del Packard Center avevano notato che un agente che
stavano testando, che neutralizza la nociva eccititossicità,
aveva raggiunto traguardi importanti nella terapia contro
In sintesi il GPI-1046 imita una molecola naturale del corpo che
protegge i nervi e nutre la crescita delle cellule nervose che, (cosicché può
invertire una ben nota tendenza della SLA), lo rende degno di
essere oggetto di studio.
Un marchio caratteristico della SLA è il rialzo di livello di
glutammato.
Normalmente una sostanza chimica
fluttuante, rilasciata in quantità piccole, appena sufficienti per colpire una
cellula nervosa di bersaglio e mandare un messaggio di glutammato in eccesso è
una garanzia.
Nella SLA ed in altre malattie neurologiche il glutammato ristagna
negli spazi sinaptici che separano le cellule
nervose.
Il ristagno di esso sovrastimola
i ricettori bersaglio della sostanza chimica nelle membrane delle cellule
nervose, la cui attività, alternativamente, dà origine ad una dannosa cascata
biochimica nell’”eccitotossicità” delle cellule, e
ciò si può interpretare come una causa chiave delle morte dei motoneuroni nella SLA.
Normalmente il glutammato viene eliminato
dalle sinapsi dagli astrociti del sistema nervoso,
cellule ben fornite da molecole chiamate trasportatori di glutammato che si
comportano come spugne.
Ma studi precedenti di J. Rothstein,
direttore del Packard Center, hanno dimostrato che sia i malati di SLA che i modelli animali con la malattia
perdono i trasportatori di glutammato, con risultati drastici.
Si arriva così al GPI-1046.
Secondo le affermazioni di Rothstein, la
molecola è una versione mirata di una proteina dell’ immunofilina del cervello.
Tali molecole supportano la sopravvivenza dei neuroni e, in alcune
situazioni, ne favoriscono la crescita. Rothstein
dice:
“Abbiamo seguito altri studi che descrivevano la capacità delle immunofiline di potenziare la crescita delle
cellule, come pure la loro utilità nella terapia contro il Parkinson.
Sulla base di questi buoni segni abbiamo pensato che
fosse buono tenerli presenti per una terapia anti
SLA”.
Così scienziati del Packard si sono
messi a studiare gli effetti del GPI-
Nei primi esperimenti il farmaco venne
applicato al midollo spinale di roditori mantenuto vivo in coltura.
Dopo due settimane i trasportatori di glutammato negli astrociti del midollo spinale si erano più che raddoppiati
e gli studi sui roditori vivi hanno mantenuto alto questo trend : dato oralmente a femmine di topo adulte, il GPI-
Anche immessa direttamente nel cervello dei topi la molecola ha
fatto fare un balzo alla proteina trasportatrice.
Ancora più significativa si è rivelata
l’attività della molecola in situazioni che imitavano la malattia.
All’introduzione nel cervello di roditori di una sostanza chimica
che liberava scattare l’eccitotossicità, il GPI-1046
vi produceva neuroni in un modo dipendente dal dosaggio, vale a dire, quanto
più farmaco veniva aggiunto, tanto più grande era la
protezione.
Nei topi SOD1 usati come modello di SLA,
il GPI-1046 orale ne aumentava la sopravvivenza, anche se in misura modesta.
Anche se non si sa bene in che modo come agisca questa neuroimmunofilina, la neuroprotezione
osservata nelle colture sembra bloccare il anno da eccitotossicità che si verifica nella SLA