"Il no alla clonazione umana non
deve comportare restrizioni legislative all'uso della tecnica del trasferimento
nucleare dei nuclei somatici, che e' alla base della clonazione. E' di queste
opportunita', e non della loro messa al bando, che dobbiamo dibattere": lo
ha detto Carlo Alberto Redi, titolare del corso di Biologia delle cellule
staminali all'Universita' di Pavia.
Redi, che e' direttore del gruppo di ricerca che ha clonato la topina
"Cumulina", ha parlato a margine del convegno "La clonazione fra
realta' e fantasia" svoltosi, oggi pomeriggio, al Centro Congressi
Giovanni XXIII nell'ambito di BergamoScienza. "E' assurdo mettere in campo
l'idea che esistano scienziati appassionati del gioco di fare Dio - ha aggiunto
Redi - Semmai, occorre lavorare per stabilire una procedura corretta
d'informazione dei cittadini, attraverso la quale essi possano autonomamente
stabilire che cosa e' lecito e cosa no".
Che sia la paura il grande ostacolo da rimuovere sulla strada della ricerca in
questo settore lo ha sostenuto anche Edoardo Boncinelli, direttore della Scuola
internazionale superiore di studi avanzati di Trieste: "Il vero problema -
ha detto - e' che tra la gente c' e' molto timore e ci vorranno anni prima che,
parlando di queste cose, le persone non si spaventino. Ma questa e' la medicina
del futuro, una nuova frontiera che potrebbe riavviare e rendere funzionante
anche la terapia genica, sulla carta bellissima ma, finora, afflitta da forti
lentezze".
Redi ha comunque ripetuto il suo fermo no alla clonazione umana: "Per
clonare servono decine e decine di ovuli e pseudomadri. A subirne le
conseguenze sarebbe soltanto la donna. Gia' adesso, su alcuni giornali Usa, si
possono leggere annunci allucinanti di donatrici di uova". Resta, invece,
aperta la porta alla clonazione terapeutica: "Produrre organi o tessuti
umani da una o poche cellule - ha affermato Boncinelli - puo' essere una strada
positiva per curare molte patologie, anche gravi. Occorre pero' superare la
diffidenza, alimentata da movimenti d'opinione oceanici. Finché questo ostacolo
non sara' rimosso, risultera' molto difficile andare avanti. La prossima tappa?
Capire se i processi potranno essere realizzati partendo da cellule adulte o se
sara' necessario far ricorso, soprattutto per alcuni tipi di tessuti, a cellule
embrionali. Al momento non lo sa nessuno". Ma, proprio a proposito
dell'utilizzo degli embrioni in soprannumero, che ora giacciono in depositi in
attesa di essere distrutti, il professor Redi ha spiegato: "Esistono,
dobbiamo prenderne atto. E ci dobbiamo chiedere: quale responsabilita' abbiamo,
noi, nei loro confronti? Nel solo registro inglese, dal '91 al '98, ne sono
stati buttati via 237.603. E buttarli via vuol dire, semplicemente, gettarli
nel lavandino. E' giusto che accada tutto cio'?"
Ansa
(12/10/2004)