MADISON,
Wis. – Un ricercatore dell’università del Wisconsin-Madison ha detto che
chiederà che venga approvato il primo clinical trial dove vengono iniettate speciali
cellule staminali nel midollo spinale di persone affette dal morbo di Lou
Gehrig.
Lo studio verificherà se la tecnica che il professore di anatomia
Clive
Svendsen ha sperimentato su ratti con la stessa malattia è sicura sull’uomo.
Se questo avverrà Svendsen ha detto che uno studio più ampio, con lo scopo di
trattare la malattia, potrebbe essere effettuato in 2 o 3 anni. Attualmente
circa 30000 americani sono affetti da questa malattia che, in maniera graduale,
uccide le cellule del cervello che controllano i movimenti. La malattia,
tecnicamente nota come sclerosi laterale amiotrofica, o SLA, in genere conduce
alla morte in pochi anni e per essa non esistono trattamenti. Clive
Svendsen e i suoi colleghi stanno chiedendo all’ FDA statunitense
di approvare l’utilizzo di questa tecnica direttamente sull’uomo senza
effettuare i tests sui primati, come in genere accade dopo la sperimentazione
sui ratti. Lo studio coinvolgerebbe 5 pazienti con la SLA trattati da
neurochirurghi alla Cleveland Clinic. Lo studio si baserebbe sulle ricerche di
Svendsen pubblicate questa settimana sulla rivista “Human Gene Therapy”. Svendsen
ha trovato che iniettare alcuni tipi di cellule staminali nel midollo spinale di
ratti con SLA potrebbe “tenere lontano” la malattia e prolungare le loro vite.
Svendsen e i suoi colleghi affermano che il loro studio e’ il primo a mostrare
che cellule staminali modificate per produrre una proteina in grado di
combattere la SLA potrebbero “fluorescere” dopo essere state iniettate nel
corpo. La ALS association che sta spendendo milioni di dollari per finanziare
le ricerche di Svendsen e di altri ricercatori che si affrettano a trovare una
cura per la SLA, ha definito la ricerca incoraggiante.
“E’ così eccitante vedere quanto rapidamente le idee si muovono
dal laboratorio all’applicazione clinica attraverso la forte collaborazione tra
i capi laboratorio” ha detto
Lucie Bruijn, direttore dell’associazione delle scienze.
Anche se nota che la sua ricerca sia promettente, Svendsen ha cercato
di minimizzare le aspettative, dicendo che la cura per questa malattia è ancora
lontana diversi anni. “ Non cureremo la
SLA nel primo clinical trial” ha detto Svendsen al forum di bioetica a Madison”
e diremo ai pazienti la stessa cosa”.
La ricerca non utilizza cellule staminali embrionali, le cellule
che derivano dagli embrioni umani e che possono diventare qualsiasi tipo di
tessuto dell’organismo. I ricercatori stanno invece utilizzando cellule
progenitrici neuronali, che sono nelle fasi precoci dello sviluppo del
cervello. Queste cellule-che derivano da feti abortiti- sono ottenute dal
National Institute of Health.
Il gruppo di ricerca di Svendsen ha prima creato cellule in grado
di produrre una proteina che combatte la malattia, e poi ha dovuto trovare il
punto esatto del midollo spinale dei ratti dove iniettare queste cellule per
combattere la SLA. L’ultimo punto è costato mesi di studio e di errori ma potrà
aiutare i chirurghi ad iniettare le cellule nell’uomo. Svendsen riconosce che
il clinical trial che è stato proposto è rischioso. Se lo studio sull’uomo
fallisse o si rivelasse insicuro, sarebbe come tornare indietro di anni.
“Speriamo che l’FDA non richieda ancora più lavoro sugli animali”
ha detto Svendsen.