Edda Busoni si racconta.

 

Dai miei Appunti di Viaggio di Marzo 2009:

Per tutto il mese, rivolgendomi a non so nemmeno io a chi, ho spesso pensato:

'non credo di chiedere tanto. Ti chiedo solo di rimanere così e di non peggiorare ulteriormente! Chiedo troppo? Mi sembra che, con tutto quello che sto passando, non sia troppo!'.

 

Leggere la parte finale - Appunti di viaggio marzo 2009 - sul sito di Luka che chiede di rimanere così e di non peggiorare ulteriormente - mi ha fortemente emozionato, mi sono detta vabbè LUKA È SPECIALE ad esternare pensieri così intimi con tanta naturalezza e mi è scattata la molla, raccogliendo l'invito a raccontarmi.
Mi chiamo Edda Busoni di anni 56 - abito a Firenze -sposata con due figli - Claudia di anni 31 e Marco di 23.
Ho una fedele compagna di viaggio di nome SLA.
I primi segnali evidenti della malattia sono comparsi nel 95, ma forse pensando alla grande ed insolita stanchezza, che mi portò, nel gennaio 94, a fare una serie di accertamenti per vedere se la tiroide  faceva il suo dovere - risultato  tutto  nella norma - solo a distanza di tempo ho  pensato che poteva essere l'inizio della sla.
Scoprire gli effetti devastanti a cui andavo incontro mi sconvolse al punto di perdere la voglia di vivere e  un gran desiderio di nascondermi da tutto e tutti.
La cosa che mi faceva letteralmente impazzire era il pensiero fisso che i  miei figli di li a poco rimanevano senza mamma.
Immersa in una totale disperazione, convinta che nessuno poteva comprendermi non permettevo e non volevo aiuto da alcuno.
Da credente dico che qualcuno lassù ha ascoltato il mio grido di dolore indicandomi la via dell'accettazione.


Qui si è rivelata fondamentale la presenza di mia sorella perchè nonostante i miei continui rifiuti nell'accettare sostegno e aiuto morale, la sua costante insistenza ha fatto si  che uscissi  dall'isolamento in cui mi ero rifugiata, ricordo, come l'avesse detta ora la frase: Edda non puoi  mettere le tue angosce e paure in banca, altrimenti te le ritrovi con gli interessi. Dopodiché  ho smesso di guardarmi l'ombelico ed allargando  lo sguardo sul mondo mi sono fatta tante domande del tipo: la sofferenza il dolore e le malattie fanno parte della vita, ma fra tante  proprio una così malvagia mi doveva capitare, poi quella più ricorrente perchè  milioni di bambini, solo perchè nascono nella parte poco buona della mela, devono soffrire e a volte anche morire di fame.  I miei figli, pur senza mamma, non avrebbero avuto tali problemi. Semplici e banali domande ma da quel momento ho iniziato a cambiare atteggiamento.  
 Posso affermare con certezza, che ho raggiunto, dopo un travagliato percorso una serenità che  nemmeno nella mia prima vita mi apparteneva in quanto facevo parte della schiera di persone risucchiate dalla vita frenetica e assillate da falsi problemi.
Una cosa, che ancora non ho del tutto accettato,  per cui a volte mi capita di sentirmi responsabile, dei disagi cui sono sottoposti i miei cari per prendersi cura di me. 


Nonostante la gravità della malattia che da oltre 16 anni mi accompagna, mi considero fortunata, il decorso abbastanza lento mi ha permesso di adattarmi gradualmente alla nuova vita:
- ho continuato a lavorare per circa due anni;
- ho progettato e seguito i lavori per adattare la casa alle mie necessità;
- ed infine la più importante, oltre a veder  crescere i miei figli, penso di aver loro dimostrato che niente nella vita è certo e scontato e che se supportata dall'amore  è possibile vivere in maniera dignitosa e serena anche una grave malattia.


Le mie attuali condizioni  mi permettono di uscire senza grossi problemi e con gli opportuni accorgimenti posso affrontare qualche ora di macchina per andare in vacanza.
Capita, durante queste uscite che mi venga chiesto: come va? prontamente rispondo bene; potete immaginare lo stupore dell'interlocutore,  noto un misto fra smarrimento e turbamento: certamente qualcuno penserà che oltre i muscoli la sla sta minando anche le funzioni cognitive.
In realtà per i non addetti ai lavori, vedere che non posso muovere nemmeno un dito e non parlo, lo stupore è d'obbligo, ma conoscendo i danni di cui questa bastarda è capace,  io che al momento, ho una buona respirazione e deglutizione, non posso che rispondere col sorriso; inoltre mi aiuta a rimanere positiva ed a mantenere viva la speranza che in tempi brevi la ricerca ci annunci:


                   ---LA  SVOLTA---


Attualmente alla SLA gli viene riservata una certa visibilità, il che mi rende ancora più ottimista.
Ma in attesa che la ricerca annunci il miracolo, mi auguro che tutte le persone affette da malattie neurodegenerative abbiano il supporto psicologico, finanziario e la voglia di combattere.
Nei miei momenti di buio, perchè capitano, penso a tutti voi in particolare a Luka e ritrovo la giusta energia per vivere serena.
Edda