L’odissea di Giovanni B.
Mi chiamo Massimo, abito in prov. di Messina, mio padre Giovanni di anni 63, iniziò ad avere i primi problemi a novembre del
2003, con le dita delle mani aveva difficoltà ad abbottonarsi le camicie e a prendere
dei oggetti piccoli ( faccio una premessa, mio padre fino ad allora era stato
sano come un pesce, non era stato mai ricoverato in un ospedale, donatore di
sangue per 30 anni , prima di andare in pensione lavorava all’ Enel ,era un tipo che stava sempre in movimento , la sua
passione era quella di andare a pescare e gli piaceva anche andare in campagna
a raccogliere funghi e verdure).
Andammo dal neurologo dell’ asl il quale senza nemmeno visitarlo gli ordinò rx al torace e come diagnosi sospetta sla.
Tornati a casa cercando la parola sla in
internet, entrammo nello sconforto.
A quel punto andammo a visita anche dal neurologo dell’ ospedale di S.Agata Militello il quale dopo averlo visitato ci disse che prima
di fare una diagnosi di quel genere bisognava eseguire un sacco di esami, e poi
vi erano altre malattie che potevano portare quei sintomi.
A quel punto mio padre andò a visita privata da un neurologo del
policlinico di Messina il quale dopo averlo visitato
ci rassicurò che non poteva trattarsi di sla e decise
di ricoverarlo per ulteriori accertamenti.
I primi di Gennaio 2004, mio padre fu ricoverato al policlinico di
Messina in neurologia, dopo averlo sottoposto a diversi esami ( elettromiografia, risonanza magnetica) gli venne diagnosticata un ernia cervicale, e gli dissero di
eseguire anche una tac perche’ li’
si sarebbe vista meglio.
Dopo aver effettuato la tac mio padre
ritornò al policlinico di Messina, dove il neurologo dopo averla vista, gli
disse che per guarire aveva bisogno di un collare e nel caso non gli sarebbero
passati i problemi alle mani, si poteva fare un piccolo intervento chirurgico, per rimuovere l’ernia.
A quel punto decidemmo di andare a visita privata da un neurochirgo del policlinico di Messina, il quale ci disse
che i disturbi che aveva non potevano essere provocati dall’ ernia cervicale,
anche perche’ anche i muscoli delle braccia
iniziavano a perdere di consistenza e come cura gli ordinò un mese di
cortisone.
Non sapendo più cosa pensare, decidemmo di andare a visita privata
presso un neurochirurgo dell’ istituto Besta di Milano.
I primi di Febbraio andammo a Milano dal
neurochirurgo ,che ci disse che una piccola ernia cervicale non poteva portare
quei disturbi, e gli disse di
ricoverarsi all’ Istituto Besta per ulteriori
accertamenti.
I primi di Marzo mio padre fu ricoverato al Besta
dove gli fecero tutti gli esami.
La diagnosi fu di iniziale sofferenza del
secondo motoneurone e data la stranezza del caso, di
ritornare tra 6 mesi per ulteriori accertamenti, gli furono fatti dei prelievi
di sangue per lo studio della malattia
di Kennedy e GM1, e gli dissero di iniziare una cura
con vitamina E e
vitamina b2 e carnitene , dicendogli che non si
trattava di sla.
Non passò neanche una settimana che fu richiamato al Besta per ulteriori accertamenti.
Arrivati a Milano scoprimmo che era stato richiamato perche’ avevano perso i prelievi
per la malattia di Kennedy.
Stette ricoverato per un paio di giorni quindi fu dimesso.
Intanto a mio padre oltre ai sintomi delle braccia, gli succedeva
che spesso si metteva a piangere anche se lui non
voleva o quando in tv vedeva qualcosa che lo faceva commuovere, e poi la sua
voce aveva subito dei piccoli cambiamenti.
Dopo aver effettuato parecchie telefonate
al Besta ,a fine giugno ci dissero che la malattia di
Kennedy era negativa e di continuare a prendere le
vitamine.
A quel punto mio padre provava a chiamare per sapere di quale
malattia si trattava e i dottori gli rispondevano un malattia
del midollo benigna (anche se non ho capito se gli rispondevano cosi’ per farlo tranquillizzare o perche’
non sapevano di quale malattia si trattasse).
L’ estate la passò benino, si fece numerosi bagni a mare, anche se notava che
col passare del tempo aveva una maggiore stanchezza quando camminava.
Ad ottobre mio padre si stancava sempre di più e ormai aveva
fascicolazioni in tutto il corpo e incominciava ad avere problemi con la
respirazione e qualche volta anche nella deglutizione di liquidi, dopo
parecchie telefonate al Besta decidemmo
di portarlo a visita a Marsala dove veniva il primario del Istituto.
I primi di Dicembre andammo a Marsala
dove fu visitato e dopo averlo fatto uscire dalla stanza, mi disse
inaspettatamente che si trattava di sla, dicendomi di
non farmi fregare i soldi all’ estero perche’ non vi era nessuna medicina, come cura gli diede
cortisone e anabolizzanti.
All’ uscita dalla stanza mio padre guardandomi capì di cosa si
trattava , ma non si perse di coraggio.
A quel punto incominciai le ricerche in internet
, presi contatti con asl di novara( Dott.sa Mazzini), il
quali mi disse di rivolgermi al centro Sla di
Palermo. Andammo a Palermo dove fu visitato ,e gli furono tolti il cortisone e gli
anabolizzanti e gli diedero come cura il
rilutek.
Rilutek, che mio padre non pote’
prendere perche’ gli dava problemi allo stomaco, gli
unici medicinali che prese erano le vitamine.
A Gennaio andammo a fare una spirometria e gli
risulto’ una fcv del 76%,
quindi andammo a Palermo per la visita di routine e fece anche l’ esame della saturazione
notturna e diurna, fino a marzo mio padre guido’ la
macchina e ogni mattina andava nella casa in campagna, anche se iniziava a
camminare battendo i piedi.
A Marzo ebbe un influenza con un po’ di
tosse e da allora in poi la malattia si mise a correre, la malattia incomincio
ad arrivare anche ai muscoli delle gambe.
Intanto io quando non lavoravo passavo intere giornate in internet
per cercare qualcosa sulla malattia.
Entrai in contatto con Luca del sito la porta della speranza, un
ragazzo anche esso ammalato di sla,
mio padre fu molto contento e mi chiedeva sempre di lui e mi diceva di
domandargli delle informazioni, e aveva sempre la speranza che qualcosa la
ricerca potesse trovare.
Quando Luca decise ad andare in Cina da young
anche mio padre mi fece prendere contatto con
Intanto a Maggio il centro di Palermo ci consigliò di ricoverarlo
per iniziare a fare le prove con il respiratore, perche’
in futuro sarebbe servito., dicendo che lo potevamo
ricoverare a Messina o a Palermo.
Intanto fine Maggio andammo a visita da
un pnumologo al policlinico di Messina per vedere
quando lo poteva ricoverare e anche se male ,camminava.
I primi di giugno fu ricoverato al
Policlinico di Messina reparto pnumologia, dove
stette per circa 1 settimana e alla fine il primario ci disse che ancora il
respiratore non serviva e non potevano fare la richiesta all’ Asl prima del tempo, perche’
costava 15 milioni ( invece di pensare a curare gli ammalati pensavano ai
soldi) dicendomi che aveva una ossimetria maggiore del 90%, pero’
non riusciva piu’ a fare la spirometria, e gli
dissero di fare ogni 10 giorni emogasanalisi e di
tornare tra un mese per ripetere i controlli.
Siccome mio padre produceva molte secrezioni di muco che gli
davano fastidio, gli fecero delle punture di mucolitici,
anche se io gli dissi che mi avevano detto che i mucolitici
non erano adatti alla malattia perche’ producevano piu’ muco e mio padre
avendo una tosse inefficace, non poteva espellerli, i dottori mi dissero che
facendo ginnastica respiratoria non avrebbe avuto problemi.
Telefonammo al centro sla di Palermo
dove ci dissero che loro erono di parere opposto su
fatto che mio padre doveva iniziare ad usare anche per poche ore il
respiratore. Uscito dall’ ospedale mio padre l’ unica
posizione in cui riusciva a stare bene era quella di coricato, non riusciva a
stare piu’ neanche seduto per 10 minuti, anche se
quando gli chiedevo come andava mi diceva sempre bene (per non farci
preoccupare).
Dopo 4 giorni mio padre non voleva piu’
mangiare, e non riusciva piu’ a parlare ma mi faceva capire che era come se si
sentiva la gola ostruita.
Decidemmo allora di portarlo l’ indomani
a Palermo, ma all’ alba mio padre non ce la fece.
Alla fine ho capito che l ‘interesse per
questa malattia in Italia e’scarso e che
in Sicilia mi dispiace molto dirlo, gli ammalati di sla
sono abbandonati al proprio destino.
In tuta questa storia ringrazio Luca e
spero che un giorno lui e tutti gli ammalati di questa malattia terribile
possano guarire.
Devo dire che questa storia a me e la mia famiglia ci ha lasciati dei segni negativi che ci porteremo per tutta la
vita.
Massimo Benigno.