L’EDITORIALE
E’ veramente dura.
Alcune volte ho una gran voglia di mollare tutto, ogni forma di
resistenza contro la malattia.
Ma per fortuna questo pensiero dura poco più di un istante
per lasciare lo spazio alla speranza di poter un giorno vivere una vita
normale.
E’ veramente dura dover quotidianamente convivere con il fatto di
dipendere dagli altri per qualunque cosa.
Senza gli altri sarei nulla.
Verbi come correre o più semplicemente camminare non si coniugano
più nel tempo presente mentre alcuni, come mangiare, bere e a volte comunicare
si coniugano solo grazie all’aiuto degli altri.
E’ veramente dura specie quando la medicina ufficiale non ti
fornisce nulla per poter contrastare la malattia ed è triste che dopo quasi
quattro anni sia cambiato veramente poco, almeno dal punto di vista pratico.
E allora per rimanere a galla, per non impazzire e per mantenere
viva la sacra fiamma della speranza, si deve far leva su tutta una serie di
motivazioni che possono essere diverse da individuo a
individuo.
A volte per superare le difficoltà del presente mi aggrappo ai
ricordi del passato nella speranza di un futuro migliore.
Alcuni anni fa (circa 20) andai con mio padre in un bosco alla
ricerca di funghi.
Avrei dovuto mettere gli occhiali visto
il posto dove stavo andando e togliermi le costose lenti a contatto (350.000
delle vecchie lire l’una) che avevo comperato solo due giorni prima.
Ma non lo feci, sicuro che, non mi sarebbe successo nulla.
Invece non andò come credevo.
L’antenna della radio della macchina, a causa della fitta
vegetazione, si era piegata orizzontalmente ed era così scesa ad altezza uomo.
Nascosta tra la vegetazione non mi accorsi del pericolo e così
l’antenna mi sfiorò l’occhio.
Non mi feci molto male ma l’antenna aveva fatto
saltare la lente a contatto.
Avevo perduto una piccola
ed invisibile lente a contatto in un bosco!
Dalla rabbia mi veniva da piangere pensando anche a quanto le avevo pagate.
Dopo qualche minuto di totale smarrimento comincia a pensare
all’impossibile : avrei cercato quella lente.
Feci un approssimativo calcolo su dove potesse
essere caduta la lente, mi inginocchiai in terra e cominciai a controllare
foglia per foglia .
Non sembrava essere una
giornata fortunata : incominciò a piovere fortissimo.
Così, insieme a mio padre, che non sapeva nulla di quanto era
accaduto, ci rifuggiamo in un vecchio casale sperando che la pioggia smettesse
presto.
La pioggia cadde per una ventina di minuti.
Ricominciammo a cercare, mio padre i funghi ed io la costosa
lente.
Così cominciai nuovamente a guardare foglia per foglia con
pazienza e caparbietà certo che in modo o in altro l’avrei
trovata.
E dopo quasi un’ora di ricerca finalmente ecco attaccata dietro
una foglia la mia lente a contatto!
Non credevo ai miei occhi, ce l’avevo
fatta!
Ero emozionatissimo perché sapevo di
aver compiuto una piccola impresa!
Poco dopo arrivò mio padre con un canestro strapieno di funghi, il
mio canestro era vuoto ma il mio cuore era stracolmo di gioia.
Adesso, in questo momento di grande
difficoltà, mi capita spesso di pensare a quella storia per farmi coraggio e
ricordarmi che se sono riuscito a trovare una piccola ed invisibile lente a
contatto in un bosco, è davvero tutto possibile.
Anche guarire da una malattia come la
sclerosi laterale amiotrofica.
Io ci credo.
Luca Pulino Raccolta
degli editoriali
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