IAN WILMUT : STAMINALI EMBRIONALI PER I MALATI TERMINALI.

 

Offriamo la terapia con le cellule staminali embrionali ai pazienti terminali.

E' questa la proposta lanciata, dalle colonne del quotidiano "The Scotsman", dallo scienziato scozzese Ian Wilmut, noto come il "papa'" della pecora "Dolly".

"Anche se questo tipo di terapia non e' ancora stato sperimentato completamente potrebbe aiutare a salvare delle vite umane o, al peggio spingere in avanti la ricerca scientifica", ha spiegato l'illustre scienziato.

 

La proposta di Wilmut arriva dopo che lo scandalo che ha coinvolto in Corea del Sud il suo collega Hwang Woo Suk ha profondamente turbato le aspettative di molti pazienti e ricercatori che si aspettavano un beneficio diretto dallo sviluppo della cosiddetta terapia rigenerativa.

 

Wilmut ha aggiunto inoltre di conoscere gia' alcuni pazienti che si presterebbero volentieri ai trials necessari per sperimentare questi nuovi tipi di trattamenti.

"Se aspettiamo ancora che tutti gli elementi siano sperimentati e testati -ha detto ancora- potremmo ritardare molto la messa a punto di trattamenti efficaci".

 

Lo scorso mese di febbraio (2005) lo scienziato scozzese aveva ottenuto il via libera dalla Human Fertilisation and Embryology Authority -l'ente britannico che controlla le attivita' di ricerca che coinvolgono embrioni umani- alla clonazione di embrioni umani dai quali avrebbe potuto ottenere delle cellule staminali su misura del paziente.

La licenza era stata concessa per studiare la malattia del moto-neurone (MND), una patologia che provoca la morte dei neuroni che controllano i movimenti nel cervello e nel midollo spinale.

L'obiettivo e' quello di trovare farmaci in grado di arrestare la progressione della patologia che, in media, porta alla morte in soli 14 mesi dalla diagnosi.

 

E proprio per la messa a punto di nuove terapie che coinvolgono pazienti affetti da questo tipo di malattia, che Wilmut ha chiesto di poter iniziare la sperimentazione sull'uomo della terapia con le staminali embrionali.

Inoltre Wilmut dall'inizio di questo mese e' diventato il primo direttore del nuovo Centro per la Medicina Rigenerativa dell'Universita' di Edimburgo.

Proprio a questo nuovo centro si sarebbero rivolte le persone malate disponibili a essere usate come cavie negli esperimenti.

 

"Ho avuto contatti con molte persone che soffrono a causa di malattie neuro-degernerative che hanno davanti a se' una situazione davvero pesante fatta da un lento, ma inesorabile declino e da una morte prematura", ha aggiunto Wilmut. "Provate ad immaginare -ha chiesto ai lettori lo scienziato scozzese- di soffrire di una malattia che vi immobilizza dalla testa in giu' e che voi sentite dalla radio o dagli altri media, e da Internet che esiste una terapia che potenzialmente, grazie alle facolta' delle cellule staminali, puo' darvi qualche beneficio. Queste notizie susciterebbero in voi molto entusiasmo".

 

E questo, secondo lo scienziato andrebbe anche al di la' dei potenziali rischi derivanti dall'uso di protocolli terapeutici non del tutto definiti e consolidati.

"I benefici -ha spiegato- per questo tipo di malati, sarebbero comunque superiori ai rischi. Se aspettiamo di avere tutti i test e i protocolli in regola, molti pazienti saranno andati".


Il Governo britannico ha assegnato un finanziamento di 50 milioni di sterline al nuovo centro di Edimburgo guidato da Wilmut con l'incarico di mettere in piedi una struttura che sia il centro di riferimento di tutta la Gran Bretagna per la ricerca sulle cellule staminali embrionali umane.

 

Fonte : staminali.aduc.it

 

 

Un breve commento.

 

Quella di Ian Wilmut è, purtroppo, solo una proposta, ma la mia speranza è che essa venga seriamente presa in considerazione dalle autorità britanniche.

Se io potessi scegliere, non esiterei a fare da cavia per partecipare ad una nuova sperimentazione, anche perché arrivato a questo punto, ho veramente poco da perdere!

 

Già, se solo potessi scegliere … ma, purtroppo, pur essendo parte interessatissima, quello che io penso e il mio volere non contano nulla.

Così devo starmene buono e guardare impotente che la malattia faccia il suo corso, un po’ perché il panorama mondiale offre davvero poco e un po’ perché, a quanto pare, ogni nuova sperimentazione mi sarà preclusa.

La mia colpa è di essere malato da quattro anni e di non possedere più quei requisiti (praticamente devi essere normale!) per partecipare a nuove sperimentazioni.

E come me ci sono migliaia di malati!

Cosa ne sarà di noi?


Anche perché noi, che siamo malati da qualche anno, non chiediamo la luna ma solo una possibilità.

 

DATECI UNA POSSIBILITA’!!!

 

 

 

Luca Pulino                                                                                                

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