Lo scorso mese di gennaio, è stato per Angela Senesi, il quinto anniversario dalla diagnosi della malattia.

Cosa è cambiato da allora?

La lucida analisi di Angela (che vi consiglio di leggere!) che evidenzia come la ricerca, pur facendo qualche piccolo passo avanti, non abbia portato a nulla di concreto.

 

Buon Anniversario, così è se vi pare…

 

Profitto e ricerca: ma noi ammalati quanto contiamo?

 

Carissimi tutti,

il mese di gennaio é un mese speciale per me, infatti vi ricorre il quinto anniversario, dalla diagnosi, di malattia.

 

Fui ricoverata, presso gli Ospedali Civili di Brescia, dopo essermi sottoposta ad una visita dal neurologo il quale comprese subito la causa della debolezza e  dell' ipotrofia alle mani.

Mi disse, quando gli chiesi cosa significasse quella sigla SLA, che si trattava di una sclerosi molto brutta.

Doveva però ricoverarmi per escludere altre malattie.

Durante il ricovero, durato cinque giorni e durante i quali mi fecero tutti gli esami di rito, per caso, passeggiando nel corridoio, vidi appesa in bacheca una locandina di un convegno su questa malattia sconosciuta, che si sarebbe svolto proprio alle porte della mia città.

Sulla locandina c' era una frase che mi gelò il sangue: le cure palliative nella sclerosi laterale amiotrofica.

Capii subito che si trattava di una malattia incurabile.

 

Chiesi a Franco, il mio compagno, di parteciparvi in modo di avere notizie.

Tornò con numerose dispense e con notizie fresche sullo stato della ricerca e sull' assistenza.

Una volta dimessa il mio pensiero fu quello  di cercare informazioni .

Cominciai la ricerca, attraverso internet, di notizie all' estero per una possibile cura, non trovai nulla anzi la SLA veniva descritta con poche righe e dall' esito infausto.

La cosa che mi fece arrabbiare di più fu che, sebbene la malattia fosse stata descritta  un secolo e mezzo prima, la ricerca per sconfiggerla o per contenerla, non aveva fatto un solo passo avanti.

Anche le cause sono tutt'oggi ignote.

Si continua a morire come  centocinquanta anni fa.

Solo la sopravvivenza e' aumentata , grazie a peg e tracheotomia.

 

Mi chiedo il perché e non so darmi altra risposta : non  vi e' stata sufficiente ricerca anzi, non ve n'è stata per nulla! 

Qualche piccola sperimentazione con degli antiossidanti ed il riluzolo che, arrivato in Italia  a metà anni novanta, non può essere considerato un farmaco efficace.

Tutto ciò ha il sapore di un contentino per gli ammalati e un tranquillante per lenire le coscienze frustrate e impotenti dei neurologi. 

Che non me ne vogliano.

 

E che dire dei tempi?

Ci sono tempi biblici per ogni molecola sperimentata, tempi che un malato non ha. 

Eppure basterebbero pochi mesi per verificare se un farmaco funziona oppure no, non mi risulta che, tranne rarissime eccezioni, la malattia si fermi o proceda in modo molto lento.

Credo che se la SLA fosse contagiosa come la SARS o come la tanto temuta influenza aviaria, oggi, non ci sarebbe un solo malato sulla Terra.

Inoltre utilizzare il placebo è davvero ridicolo, l'effetto placebo, se mai ci fosse, durerebbe ben poco perché non vi è nulla, tranne i miracoli, che possa rimettere in funzione dei muscoli atrofizzati da tempo.

E dei poveri topini utilizzati nelle sperimentazioni, che dire se non che il loro sacrificio e' inutile, visto che su di essi la maggioranza delle sperimentazioni hanno avuto successo e sull' uomo sono miseramente fallite una dopo l'altra.

Non sarebbe ora di modificare le regole della sperimentazione, almeno per quanto riguarda certe malattie e passare a sperimentare sull' uomo?

 

Qualcuno dirà che questo non e' etico ne' moralmente giusto, ma, e' etico e moralmente giusto che ogni anno muoiano, nel mondo decine di migliaia di persone, e non mi riferisco solo ai malati di SLA, ma anche di altre malattie neurodegenerative?

 

Eppure, all' ultimo congresso mondiale sulla SLA, tenutosi il mese scorso a Dublino, un neurologo molto noto, ha pervicacemente ribadito il fatto che bisogna insistere sugli animali.

Inoltre ha parlato della capacità delle cellule nervose mesenchimali di trasformarsi in cellule gliali, mentre in altre sperimentazioni è risultato anche un aumento del numero dei motoneuroni e la produzione di fattori di crescita e di citochine.

 

Torno alla ricerca, quella non fatta, e a questo punto mi viene da pensare che la scienza non è neutra ma legata ad interessi economici ben precisi.

La SLA, considerata erroneamente una malattia rara, non e' stata sufficientemente gratificante, dal punto di vista economico, affinché le case farmaceutiche, investissero in ricerca. 

E' di questi giorni la notizia che centinaia di laboratori spendono tempo e denaro per risolvere la calvizie con le cellule staminali e questo la dice lunga sul rapporto ricerca/profitto.

E poi c'è la questione dei brevetti, fino a che sul mercato c'è un determinato farmaco, per un certo periodo di tempo, dieci anni se non ricordo male, non se ne parla nemmeno di immettere sul mercato una nuova molecola per la stessa malattia .

Alla faccia del libero mercato, della competizione e della globalizzazione!

 

Non un solo farmaco in questi cinque anni di malattia è uscito.

Nemmeno contro la scialorrea si e' trovato un qualche cosa di efficace, buio totale su tutti i fronti.

L' unico tentativo vero, dove si ripongono speranze e' la sperimentazione che sta portando avanti l'equipe della dottoressa Mazzini con cellule staminali autologhe (mesenchimali), seppur tra mille difficoltà e vari intoppi burocratici.

Eppure i dati che sono stati presentati al convegno a Milano due anni fa hanno  dimostrato che, le cellule utilizzate nei trapiantati, non hanno dato origine ad alcun tumore e l'intervento non ha danneggiato i pazienti.

Nessun neurologo, che io sappia, benché ci siano fondi stanziati dall' ex ministro della salute prof. Sirchia, ha il coraggio di cimentarsi in questa impresa.

 

Intanto c'è chi tenta, giustamente, la sorte a Pechino o a Kiev, con notevole dispendio di denaro, che non tutti hanno, e di energie fisiche.

Tentativi che farei anch' io se le condizioni di salute me lo permettessero.


Non si sarebbe nemmeno parlato di questa maledetta SLA se non fossero stati colpiti dei calciatori, grazie a loro la Sla è arrivata ad un livello di conoscenza ora accettabile, diversamente giacerebbe ancora nel limbo, anche se il Papa lo ha cancellato.


Come disse una giovanissima e cara amica, anche lei come me baciata dalla fortuna di avere contratto la SLA:

''Ci sono malati di serie  A e di serie B''.

Poco importa, i farmaci non ci sono per nessuno, purtroppo!

 

Spero di non avervi annoiati con questa mia riflessione.

Un caro saluto a tutti.

 

Angela Seneci.

a_seneci@fastwebnet.it

 

 

 

Luca Pulino                                                                     Raccolta degli editoriali             

                                     

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