INFORMAZIONE E BUROCRAZIA
INFORMAZIONE:
Da
qualche parte in questo sito ho scritto: “…sono stato colpito da una malattia
che non conoscevo…”.
Non
è esattamente così.
Circa
quattro anni fa vidi in televisione un servizio che parlava di Gianluca
Signorini e del suo dramma: il morbo di Lou Gherig.
Seguii
il servizio con attenzione ed il messaggio che ne ricavai fu che la malattia
fosse strettamente legata all’attività agonistica svolta da Signorini
(calciatore professionista) ed all’uso di sostanze dopanti.
Mi
sentivo sicuro nel mio mondo fatto di calcio giocato a livello dilettantistico
e senza mai prendere alcunché.
Nel
febbraio 2002 mi fu diagnosticata la SLA anche detta morbo
di Lou Gherig ed il medico
mi disse che si trattava della stessa malattia che aveva colpito il calciatore
Gianluca Signorini.
Mi
venne in mente il servizio TV che avevo visto e capii come quella
informazione ricavata da quel servizio fosse inesatta oltreché incompleta.
Oggi
so che tutti possono essere colpiti dalla SLA, non solo i giocatori di calcio
professionistico e che nessuno ha mai provato ‘esistenza di un legame tra
malattia e doping.
Oggi
so che il morbo di Gherig, la SLA, la malattia del Motoneurone sono la stessa cosa e non sempre questo risulta in maniera chiara dall’informazione.
Oggi
ho la riconferma di come i mass media possano a loro
piacimento ed utilità alterare la realtà delle cose.
Spesso
ho constatato che non si parla della malattia in senso
stretto ma la si collega comunque a qualcosa, qualcuno, che renda la notizia
più appetibile.
Anche
le interviste da me rilasciate sono state pubblicate nella pagina dedicata allo
sport piuttosto che in quella della medicina o salute, ed è stato per la
bravura dei giornalisti se l’informazione è risultata
comunque completa.
Infine
vorrei sottolineare il grande sforzo compiuto
dall’associazione Slaitalia al fine di promuovere
l’informazione e la sensibilizzazione rispetto alla malattia.
BUROCRAZIA:
C’è
una cosa che mi mette più paura della malattia stessa ed è la lentezza con la
quale vengono prese delle decisioni importanti: in
sintesi la burocrazia.
Ho
sempre saputo della sua esistenza ma quando lo provi sulla tua pelle è ancora più frustrante.
Quando
ho saputo della sperimentazione condotta dalla Dott.ssa
Mazzini ho cercato (ma non solo io) attraverso alcune
lettere al Ministero della Salute e a molte Istituzioni di sollecitare
l’approvazione del protocollo.
E
devo dire che sono rimasto sorpreso della tempestività delle risposte ricevute
da parte di varie Autorità.
A settembre 2003 il Ministero e l’Istituto Superiore di Sanità hanno
approvato il protocollo ed io ho pensato che l’ostacolo maggiore fosse superato
e che da lì a breve la sperimentazione sarebbe cominciata.
Ma
purtroppo non era così, e alla data del 31 maggio 2004 è ancora tutto fermo. La
prima avvisaglia la ebbi quando lessi che tra i criteri con cui il protocollo
doveva essere attuato ce ne era uno che prevedeva un
periodo di osservazione dell’evoluzione della malattia di almeno sei mesi.
Il
malato di SLA e chi conosce la malattia sanno che il
tempo è il fattore determinante da cui dipende la vita o la morte e di come
questo criterio non abbia alcun senso.
Mi
viene da pensare che all’I.S.S. non abbiano la minima idea di cosa sia la SLA.
Come
se questo non bastasse ho scoperto poi che vari comitati etici locali si
dovevano pronunciare sulla sperimentazione ed ognuno di questi faceva i suoi
porci comodi prendendosi tutto il tempo che la legge consente prima di dare
l’agognato parere.
Mi
domando come mai una decisione così importante, da cui concretamente dipendono
le speranze e forse la vita di molti malati, debba essere messa al vaglio di
una miriade di organismi e comitati, soprattutto
quando un organo centrale ed autorevole come l’Istituto Superiore di Sanità il
suo parere l’ha già pronunciato.
Questa
è concretamente la famigerata BUROCRAZIA.
Ho
sempre pensato che problemi particolari dovessero avere soluzioni più veloci
frutto di scelte più coraggiose.
La
cosa che più mi sconvolge è quando un malato di SLA muore
dopo 7/8 anni di lotta contro la malattia senza aver avuto la
possibilità di provare nulla.
Credo
che si possa e si debba fare qualcosa di più… se solo le autorità competenti
avessero una briciola del coraggio di un malato di
SLA.
Capisco
che le soluzioni non sono dietro l’angolo ma ho l’impressione che ci sia una scarsa volontà di trovare delle soluzioni, forse
perché la malattia ha colpito solo circa ottomila persone?
E
allora capisco che non è il coraggio che manca ma un tornaconto economico.
Mi
chiedo quale ruolo abbiano la grandi lobbies
farmaceutiche in tutto questo.
Mi
chiedo se il non utilizzo a fini terapeutici delle cellule staminali embrionali
sia dovuto, più che a motivi etici, ad interessi
economici.
Tante
domande, poche risposte ma una certezza:
mantenere viva la speranza che un giorno si potrà trovare un rimedio a questa
malattia è già uno stimolo eccezionale per continuare a lottare.