Fine agosto, l’estate sta per finire, fa capolino la voglia di tornare a pieno agli impegni,tipo quando andavi a scuola e ti piaceva annusare mescolato all’ultima ventata di mare l’odore dei quaderni e delle matite, dell’astuccio nuovo.
Quest’anno le mie vacanze sono state un’avventura davvero bella e rigenerante: in tenda in Puglia con Davide e Stefano. Poco comoda e riposante: eravamo in spiaggia spesso alle 7 del mattino, il pomeriggio niente riposini, quando Davide dorme laviamo i panni e rassettiamo la tenda, poi ancora mare o alla scoperta di qualche paesetto o sagra. Sembra di vivere un po’ tutti insieme in campeggio anche se non ci si conosce, se stai simpatico ti chiedono il sale o il prezzemolo, una mano ad attivare il gas, se vuoi caffè o cozze.
La vita in campeggio ti abitua alla precarietà e alla bellezza delle cose semplici: puoi farti una doccia fredda di sera all’aperto se c’è troppa fila e devi proprio andare, ti fa sentire parte della natura e di un’umanità sconosciuta con la quale ti trovi a convivere. Insomma per noi evviva la tenda, la casa di veli che ti porta libertà e fa giocare i bambini con gli aghi di pino e il mestolo in vista come fossero i giochi più divertenti del mondo.
Se penso alle vacanze con gli amici nel passato, penso ad una terrazza grande sul mare di Follonica e riascolto le risate infinite per una battuta o uno sguardo, era il1996. Dopo tanti indugi mi ero comprata un anello d’argento con una pietra blu e cercavo un braccialino ricordo per tutti i miei conviventi di vacanza, ho avuto sempre bisogno di sigillare con un segno un’esperienza. Pochi anni fa in realtà abbiamo fatto una vacanza collettiva in Sicilia che non è andata proprio alla grande, io non ero in forma e poi si sono mescolati un po’ di malumori e di non comunicazione, se ci ripenso credo abbiamo perso un’occasione, perché a quelle persone una per una io voglio bene davvero.
Andando ancora indietro penso alle nostre domeniche al mare, le mitiche giornate a Passoscuro, in 15 o giù di lì, quando siamo diventati più grandi qualche capatina a Chiarone, ma Passoscuro rimane leggendario. Mega partite a calcetto maschi e femmine (quando ci concedevano di giocare!), panini con la frittata ( i miei!), i fantastici tramezzini di Monica, le schifezze più innovative Luca, quando usciva dal supermercato con la mega spesa c’era da assaggiare per tutti.
Da lì il pomeriggio dedicato a fare test di memoria, di intelligenza, sui sogni, a giocare a carte, a svuotarsi l’acqua delle bottiglie addosso, a giocare a pallavolo, a farsi confidenze. Poi in spiaggia posizioni yoga (Luca), sassi e conchiglie, verso casa insabbiati e cotti dal sole, felici per la serata che ci aspetta. Altro che sabato del villaggio, la domenica sera era attesissima, si andava a mangiare la pizza tutti insieme, solo dopo ci prendeva la nostalgia per quella giornata finita. Quando è bello stare insieme, ci si appassiona di tutto non importa dove ci si trova, anche questa è la bellezza dell’amicizia.
Ora sono cambiate le maniere di incontrarsi e soprattutto i percorsi di vita sono tanto diversi ma ciò non toglie la nostalgia che mi prende a pensare a quelle emozioni passate con gli amici. Il giorno di ferragosto avrei voluto abbracciare tutti pur nelle distanze. Luca mi manca più di tutti, la complicità e la meraviglia per la vita e la gente, i giochi di mente, le sfide alla natura. Sogno di passare un giorno al mare tutti insieme, Luca in testa, in silenzio a guardare l’azzurro e respirare la vita e commuoversi abbandonandosi al cuore e ai sentimenti che non muoiono mai.
Non c’è il mare anche se c’è il blu, ma a volte attendo di arrivare in quella stanza celeste per ritrovare Luca e sentire di stare in un luogo vero e sorridere sapendo dei mille discorsi fatti in passato sulle possibilità della mente e stupirmi a guardare insieme a Luca e agli altri il mare proprio lì in quella stanza.
Accadde un anno fa…
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