L’appello di Adamo Marretta: ricoverato da nove mesi in Pneumologia non riesce a tornare a casa da moglie e figlia
SASSARI. Da nove mesi è in ostaggio di un sistema che non funziona. Adamo Marretta, sassarese di 35 anni affetto da Sclerosi laterale amiotrofica, è ricoverato nel reparto di Pneumologia delle cliniche universitarie ormai dal luglio del 2011 perchè non ha la possibilità di ritornare a casa sua - non è adatta ad ospitarlo visto che il giovane è già attaccato al respiratore 24 ore su 24 ed è quasi del tutto paralizzato - ed essere assistito a domicilio. «Non ce la faccio più - dice - il Comune mi ha fatto tante promesse ma la situazione non si è mossa di una virgola. Io qui non ci voglio rimanere e ho il diritto di avere una casa dove andare a vivere con la mia famiglia».
Una storia di malattia, quella di Adamo Marretta, cominciata con i primi sintomi a maggio del 2008. La diagnosi, terribile, è arrivata un anno dopo: si trattava della Sla, una patologia degenerativa a carico del sistema nervoso che in Sardegna miete moltissime vittime. In quell’anno, tra visite e controlli, il giovane ha dovuto lasciare il lavoro di guardia giurata a Venezia perchè il suo corpo non rispondeva più. Di lì a poco l’amara decisione di tornare a Sassari dove comunque viveva la moglie. «Una volta tornato a casa, allora ancora mi muovevo in sedia a rotelle - racconta con la voce ritmata dal respiratore - abbiamo dovuto lasciare la casa dove abitavamo perchè c’erano le scale e ci siamo trasferiti in una piccola abitazione di campagna a Bancali di proprietà dei miei suoceri». Nel frattempo è nata una bambina che oggi ha nove mesi ma è anche successo che Adamo si è aggravato, ha avuto una broncopolmonite, ed è stato sottoposto a tracheotomia. Da allora, luglio dello scorso anno, vive attaccato al respiratore automatico. In pratica è inchiodato a un letto, prigioniero della sua malattia, e anche di una struttura ospedaliere. O meglio, di un sistema di assistenza socio-assistenziale che evidentemente non funziona.
«Prima dell’aggravamentomentre aspettavo che mi dessero la pensione di inabilità al lavoro e di invalidità, ho contattato i servizi sociali del Comune di Sassari per aveve un’assistenza domiciliare. Mi hanno messo in lista di attesa per avere un’ora e mezza al giorno. Poi con il progetto “Ritorno a casa” ho ottenuto che le ore diventassero tre ma poco tempo dopo, il 18 luglio per la precisione, sono stato ricoverato d’urgenza in questo reparto e da allora sono qui».
Quando ha capito che difficilmente si sarebbe mosso dal letto nel futuro, e sapendo che la sua casa non aveva gli spazi adeguati per accogliere i macchinari necessari a tenerlo in vita, Adamo Carretta ha chiesto al Comune, come è suo diritto, che gli venisse assegnata una casa popolare con le caratteristiche richieste dalla sua patologia. Le case verranno però assegnate, se tutto va bene, a fine anno. Troppo per una persona che ha urgenza di vivere la propria esistenza vicino ai suoi cari in maniera dignitosa. «Io credo che i Servizi sociali del Comune potrebbero trovarmi un’altra sistemazione provvisoria, una casetta al piano terra che abbia una camera dove posso stare. Credo che possano farlo, perchè non lo fanno?». Adamo è esasperato perchè c’è anche un altro problema: i soldi attualmente a disposizione per il “Ritorno a casa” (47 mila euro) non coprono l’assistenza 24 ore su 24 ma soltanto 16. «Non mi arrenderò davanti alla cattiva burocrazia – conclude Adamo –. Qui non ci rimango e il sindaco, l’assessore, e gli assistenti sociali dovrabbo prendersi le loro responsabilità». |